di Andrea Spinelli Il Covid spranga le porte dell’Ariston. Per la prima volta nella sua storia, infatti, il Festival della Canzone Italiana rinuncia al pubblico in sala. L’annuncio, ieri pomeriggio, con una nota Rai che spiega come "al termine di una riunione con il direttore artistico in cui sono stati esaminati in dettaglio i vari scenari" si è arrivati alla decisione di concentrare la 71esima edizione della manifestazione, in programma dal 2 al 6 marzo, esclusivamente sull’evento serale in teatro. Questo significa che, al contrario di quanto sostenuto strenuamente dall’azienda fino a qualche giorno fa, il protocollo organizzativo-sanitario predisposto nei giorni scorsi e...

di Andrea Spinelli

Il Covid spranga le porte dell’Ariston. Per la prima volta nella sua storia, infatti, il Festival della Canzone Italiana rinuncia al pubblico in sala. L’annuncio, ieri pomeriggio, con una nota Rai che spiega come "al termine di una riunione con il direttore artistico in cui sono stati esaminati in dettaglio i vari scenari" si è arrivati alla decisione di concentrare la 71esima edizione della manifestazione, in programma dal 2 al 6 marzo, esclusivamente sull’evento serale in teatro. Questo significa che, al contrario di quanto sostenuto strenuamente dall’azienda fino a qualche giorno fa, il protocollo organizzativo-sanitario predisposto nei giorni scorsi e atteso questa mattina sul tavolo del Cts non prevede la presenza né di spettatori né di figuranti contrattualizzati. "La Rai ha dato pertanto indicazioni al direttore artistico per lavorare su idee creative compatibili con questa impostazione" prosegue la nota.

"Non sono previsti eventi esterni e la presenza a Sanremo di programmi collegati al Festival, che negli ultimi anni hanno animato la rassegna canora". Insomma, Sanremo si salva dalla cancellazione, evitando la sorte toccata a un’altra grande kermesse internazionale quale il festival cileno di Viña del Mar, soppresso per la prima volta in sessant’anni di storia, ma dovrà fare di necessità virtù. "Mi pare una scelta orientata a perseguire la massima sicurezza, esattamente come abbiamo fatto annullando il palco di piazza Colombo o qualsiasi altro evento collaterale" assicura dal canto suo il sindaco Alberto Biancheri. Al di là della polemica scatenata dai sovrintendenti dei teatri d’opera e dalla netta posizione assunta sulla questione dal ministro dei Beni Culturali Franceschini, quello del pubblico in sala rappresentava evidentemente uno degli scogli più grossi evidenziati dal Cts nell’incontro con l’azienda della settimana scorsa. D’altronde, già in mattinata, il segretario del Comitato tecnico scientifico, Fabio Ciciliano, aveva anticipato ai microfoni del programma di Radio1 ’Che giorno è’ che il Festival di Sanremo sarà "sicuramente" organizzato all’inizio del mese di marzo e che il Comitato è "in attesa di ricevere dalla dirigenza Rai il piano di sicurezza in maniera tale che possiamo poi esprimerci con un nostro parere circa la modalità di fruizione dell’evento". Posizione che esclude, quindi, rinvii di data o spostamenti di sede (cosa per altro assai complicata visto che la titolarità del marchio è del Comune di Sanremo che lo dà in concessione alla Rai).

"Si tratta semplicemente di analizzare con precisione quelle che sono le attività del Festival all’interno dell’Ariston e soprattutto all’esterno" ha proseguito Ciciliano "perché il Festival non è soltanto l’evento televisivo che si svolge in quella settimana, ma l’intero movimento di decine di migliaia di persone che raggiungono la città durante la manifestazione". A scoraggiare curiosi e habitué dovrebbero pensare le barriere previste dal piano per isolare completamente l’area del teatro come un muro. "L’Ariston trasformato in studio televisivo avrebbe potuto avere un po’ di pubblico come ce l’hanno gli studi televisivi, che vedo spesso in tv" commenta il governatore ligure Giovanni Toti, attingendo poi al suo passato Mediaset per ribadire che forse sarebbe stato il caso di spostare il festival di qualche settimana "ma chi fa televisione sa che la stagione pubblicitaria ha i suoi tempi".