C’È IL MONDO dei lupi, va bene, e fa paura. Ma a fare ancora più paura è questa galassia di piccole veneri pronte a vendere la propria innocenza in formato jpeg. Minorenni, ragazzine dalle gambe chilometriche, consapevoli, fin troppo, dei desideri marci che pulsano dentro e fuori la Rete. Abbassare la spallina, slacciare il reggiseno e gonfiare, a ogni like, il conto della carta prepagata. Il pollice si alza sul web, tutte le altre dita scivolano sul corpo. Sono lolite che ammiccano all’orco, con consapevolezza. Con metodo. Con calcolo, anche.

POSSIAMO cercare tinte pastello per sbiadire il rosso di queste storie. Possiamo parlare di fragilità. Fragilità dei modelli, dell’educazione, dei valori. Ma forse non è abbastanza. E sicuramente non è abbastanza onesto. Di certo non lo è nei confronti di quell’altra metà del pianeta fatta di ragazzine che vanno a lavorare al bar per riuscire a pagarsi gli studi, o, perché no, per regalarsi il cinema o la bevuta. O che passano i pomeriggi sulle versioni di Tacito o le equazioni da sbrogliare.

MA QUELL’ALTRA metà del pianeta... Ragazze fragili? Può darsi. Ragazze avide? Sicuramente. Piccole donne dalle labbra scarlatte e dalle ciglia troppo lunghe, studentesse modello quando i conti da fare sono quelli delle proprie tasche.

C’È UN ARMADIO da riempire, un sabato notte da sballare, c’è un telefonino da ricaricare, c’è lo specchio da riempire con un’immagine da postare. E allora il letto diventa l’ufficio, la bellezza tenera diventa seduzione. E allora la principessa diventa orco. Il caso della ragazzina di Modena, per fortuna pizzicata dal padre investigatore insospettito dal conto sulla postepay sempre troppo alto, è solo una finestra aperta su un universo che non ha fine. Come la Rete, come il peggio.