Mauro

Bassini

È doveroso un momento di cordoglio per i 3.645.144 maiali che, secondo alcuni gruppi animalisti, sono stati macellati in Italia nei primi mesi di quest’anno. Sono animali "sensibili e intelligenti che

spesso vengono uccisi in maniera atroce". È vero, il maiale merita più rispetto, ma altrettanto rispetto lo merita la porchetta, magnifica specialità gastronomica di origini medievali, premiata da

dieci anni con l’Igp, l’indicazione geografica protetta. La porchetta è una delle due glorie di Ariccia,

paese laziale di musicisti e buongustai. L’altra gloria locale è Teddy Reno, triestino di nascita ma geniale ideatore di quel festival degli sconosciuti che proprio dal palco di Ariccia lanciò tanti anni fa Rita Pavone, i Rokes e Claudio Baglioni. A Teddy Reno nessuno ha ancora fatto un monumento.

Alla porchetta invece sì. E a Roma, dove la statua è sorta in una piazza di Trastevere, è scoppiato un putiferio. Diciamo subito che la porchetta è una ricchezza, un bene storico, soprattutto quando

è fatta a regola d’arte, come la fa l’azienda centenaria di Vitaliano Bernabei, il ‘re dei porchettari’. Certo, se il

monumento fa schifo, fa schifo. Eppure, anche il grande Carlo Emilio Gadda, nel suo ‘Pasticciaccio’, rese onore all’orgoglio di Ariccia: "La bella porca co un bosco de rosmarino in de la panza. Carne fina e delicata, pe li signori proprio". Non sarà un picco di grande letteratura, ma è pur sempre meglio di una brutta scultura.