La morte di Vittorio Emanuele: "È stato padre, amico e maestro". Il dolore del principe Filiberto

Folla alla camera ardente alla Reggia di Venaria, il figlio in lacrime. Oggi le esequie nel Duomo di Torino. L’omaggio del presidente del Senato, La Russa: "Luci e ombre, ma i Savoia hanno unito l’Italia".

Emanuele Filiberto, 51 anni, con la moglie Clotilde Coreau, 54, e le figlie Vittoria, 20, e Luisa, 17

Emanuele Filiberto, 51 anni, con la moglie Clotilde Coreau, 54, e le figlie Vittoria, 20, e Luisa, 17

Torino, 10 febbraio 2024 – "Era un padre, un amico, un maestro. Le ultime settimane con lui sono state molto belle: era sereno e abbiamo parlato di tante cose. Anche i suoi amici sono venuti a trovarlo. Ha deciso lui di addormentarsi e non svegliarsi più. La cosa che dà sollievo è il fatto che non abbia sofferto". Emanuele Filiberto è stravolto e infreddolito, stringe molte mani, chiede che gli vengano risparmiati gli autografi. "Tutta questa pioggia – sussurra – anche Torino oggi piange".

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Per adesso è Venaria. La camera ardente del suo papà, il principe di Napoli che si sentiva piemontese, è stata allestita nella chiesa di Sant’Ubaldo vicina alla Reggia. Una bara avvolta dallo stendardo con lo stemma reale appoggiata a terra davanti all’altare sopra un tappeto, rose rosse e bianche su sfondo blu, i colori di casa Savoia. Intorno gli omaggi floreali dei movimenti monarchici di tutta Italia, le corone delle delegazioni di Spagna e Scandinavia, degli ordini dinastici della real casa.

Emanuele Filiberto, 51 anni, con la moglie Clotilde Coreau, 54, e le figlie Vittoria, 20, e Luisa, 17
Emanuele Filiberto, 51 anni, con la moglie Clotilde Coreau, 54, e le figlie Vittoria, 20, e Luisa, 17

La vedova Marina Doria si nasconde dietro grandi occhiali e viene accolta dal saluto d’onore delle Guardie del Pantheon, accarezza il feretro e va a sedersi a sinistra con la nuora Clotilde, le nipoti Vittoria e Luisa, le dame di compagnia. "Torino è la città che papà amava – dice il figlio – e nella quale ha voluto riposare. Mi commuovono tutti i messaggi che sono arrivati. E vedere persone comuni che vengono qui con le lacrime agli occhi, malgrado il maltempo. Era una persona straordinaria, uguale con tutti, dai più umili a i più importanti".

Aspettano di portare il loro omaggio un centinaio di persone, qualcuno con la vecchia bandiera dell’Italia monarchica. Arrivano Serge di Jugoslavia, la sorella Elena. Totale assenza di autorità, tranne il deputato ed europarlamentare Mario Borghezio che ricorda Vittorio Emanuele come "onesta che ha saputo mantenere un atteggiamento dignitoso anche nei confronti di attacchi che non meritava".

Nel pomeriggio è il turno di Ignazio La Russa. "Ci sono luci e ombre – dice prima di lasciare la chiesa –, ma non dimentico che la dinastia Savoia è stata artefice dell’unità d’Italia". Emanuele Filiberto apprezza e ringrazia: "È stato uno dei primi a mandarmi un messaggio". Arriva il cordoglio di Farah Diba, ultima imperatrice dell’Iran in esilio, e quello dei reali dell’Arabia saudita. I Windsor hanno già contribuito dopo la scomparsa, la notizia della morte è sui giornali di tutto il mondo.

Delle polemiche si parlerà poi, quella di Emanuele Filiberto è una preghiera: "Lasciate la famiglia con il suo lutto, al momento giusto si potrà riparlare di tante cose". E su chi contesta i funerali reali in uno Stato repubblicano: "Non sono esequie da reali, ma esequie da discendente di Casa Savoia, che a Torino ha una lunga storia". Si augura che ai funerali, oggi in Duomo, ci sia tantissima gente. L’ingresso in cattedrale è su invito. Cerimonia sobria, canti liturgici eseguiti da un coro valdostano che intonerà l’inno sardo, nessuna parola dopo la liturgia e rigide norme sul dress code decise dai cerimonieri della Casa Reale. La famiglia starà sulla sinistra in corrispondenza della cappella che custodisce la Sindone, sull’altro lato capi di stato e membri di case reali. Il resto della folla auspicata fuori, davanti a due maxischermi e sorvegliato dalla polizia. Il timore è che gli anarchici colgano l’occasione per ricordare l’attentato di Gaetano Bresci, regicida di Umberto I, e contestare la monarchia.