Pierfrancesco De Robertis Oltre a quello del centrodestra, il grande flop di questa tornata amministrativa è dei grillini, unito al resto delle liste in qualche modo catalogabili nella categoria "populiste di sinistra". Una per tutte quella dell’ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che batte un frontale in Calabria arrivando addirittura terzo. I Cinquestelle ormai sono spariti, viaggiano su percentuali intorno al...

Pierfrancesco

De Robertis

Oltre a quello del centrodestra, il grande flop di questa tornata amministrativa è dei grillini, unito al resto delle liste in qualche modo catalogabili nella categoria "populiste di sinistra". Una per tutte quella dell’ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che batte un frontale in Calabria arrivando addirittura terzo. I Cinquestelle ormai sono spariti, viaggiano su percentuali intorno al sei-sette per cento, quanto storicamente raggiunto da liste ascrivibili al voto di protesta, quello che avevano Di Pietro e prima di lui altre formazioni simili. Una quantità diciamo fisiologica in qualsiasi democrazia.

Il dato è interessante soprattutto se incrociato con il fortissimo calo dell’affluenza. Pare quasi che quella fetta di popolazione sensibile ai temi dell’anticasta, beceramente antiestablishment, ontologicamente vaffanculista, una sorta di sindacato del "no" magari pure socialmente disagiato, sia rimasto a casa.

I grillini o De Magistris erano stati capaci di trasformare la sfiducia e il bisogno economico in consenso, se non altro con la promessa di un sostanziale ricambio della classe dirigente, poi il trucco è stato scoperto e lo scetticismo ha ripreso la vecchia formula del rifiuto del voto.

Il punto è però che nessuno, se non il partito dell’astensione, pare aver beneficiato del crollo. Specie chi, per contiguità politica, avrebbe dovuto avvantaggiarsene, ovvero il Pd. Di norma quando un partito va male, i suoi voti si travasano in quelli vicini (Lega e Fd’I hanno nel tempo goduto dell’emorragia di Forza Italia), stavolta l’osmosi Pd-M5S si è vista poco. Il Pd ha mantenuto i suoi voti, vedi Roma, vedi la stessa Siena, che sono cresciuti percentualmente solo perché gli altri, dal centrodestra ai grillini, hanno fatto flop (Letta 2021: 33mila voti; Padoan 2018: 53mila).

Aspetti, questi, che il Pd non può sottovalutare. Sia la debolezza complessiva dei Cinquestelle ormai ridotti a uno spin-off democratico, una sottomarca nazarena, ma con cui vogliono fondare una coalizione, sia la propria difficoltà a convincere ad andare alle urne quel popolo che sceglieva Grillo e ora non vota nessuno.