Pierfrancesco De Robertis Il Pd vince 5-0 quasi senza giocare, e sono bastati gli autogol degli altri a mettere in sicurezza un risultato fino a prima dell’estate insperato, soprattutto se confrontato con i sondaggi nazionali che vedevano e vedono l’area di centrosinistra ampiamente minoritaria. Per comprendere il paradosso: il centrosinistra trionfa a Roma con il candidato che Letta aveva cercato di stoppare, a...

Pierfrancesco

De Robertis

Il Pd vince 5-0 quasi senza giocare, e sono bastati gli autogol degli altri a mettere in sicurezza un risultato fino a prima dell’estate insperato, soprattutto se confrontato con i sondaggi nazionali che vedevano e vedono l’area di centrosinistra ampiamente minoritaria. Per comprendere il paradosso: il centrosinistra trionfa a Roma con il candidato che Letta aveva cercato di stoppare, a Napoli con un ministro del Conte II silurato a febbraio in favore dei capocorrente dem. Capita a volte di finire da migliori solo perché gli altri sono stati peggiori.

Gli altri non hanno mai ragionato da coalizione, non si sono mai pensati come un "noi" ma solo somme individuali, peraltro in conflitto tra loro. L’effetto è stata una pessima scelta di candidati, che non fa onore alla classe dirigente del centrodestra, che pure esiste sia nei partiti sia nella società civile. Semplicemente per farsi la guerra Salvini e Meloni non hanno saputo valorizzarla. A Milano Lupi avrebbe fatto bene contro Sala, come pure a Roma Bertolaso contro Gualtieri o Cangini a Bologna con Lepore. Certo, c’è stata l’aggressione mediatica alla Meloni, il linciaggio di Michetti, la manfrina sul fascismo, una manifestazione di parte in silenzio elettorale, ma quando candidi il "barone nero" Jonghi Lavarini (2018), Caio Giulio Cesare Mussolini (2019) e Rachele Mussolini (2021), come minimo faciliti il compito di chi ti vuol male.

Un risultato, quello di ieri, che avrà pesanti ripercussioni nazionali. Il centrodestra se vorrà continuare a esistere come coalizione deve tornare a pensarsi come coalizione, e non è detto che ci riesca, e il Pd farà bene a capire che non è sempre Natale. Nel voto nazionale contano i sondaggi nazionali, dove i dem sono inchiodati al 1820 e alleati con una forza del 56 per cento in caduta libera.

Tutto dipenderà dal primo snodo, il Quirinale. Se ci andrà Draghi vedremo un film, se Draghi resterà a Chigi la sceneggiatura sarà molto ma molto diversa. Pare un paradosso, ma la politica è scienza inesatta, e la somma di fattori uguali dà spesso risultati opposti. Sliding doors.