Nina

Fabrizio

Papa Francesco ha respinto le dimissioni del cardinale tedesco Reinhard Marx, vescovo di Monaco e suo stretto collaboratore nelle riforme, che aveva offerto la sua rinuncia al Pontefice come pegno di fronte alla crisi "sistemica e personale" degli abusi sessuali in Germania per la quale si era detto, pur non incriminato di nulla, profondamente "corresponsabile".

Bergoglio lo ha fatto con una lettera dal sapore fraterno che consente di fatto una soluzione win win sia al Papa, investito della crisi della chiesa di Germania (Marx aveva addirittura parlato di un ‘punto morto’), sia allo stesso Marx che può ora ripresentarsi davanti alla sua comunità di fedeli (e alla società tutta) così scossa dagli impietosi dati emersi di recente sugli insabbiamenti dei crimini pedofili, con una specie di nuova patente di legittimità.

Il Papa del resto, ha raccolto in pieno la sfida postagli dal porporato con il gesto choc delle dimissioni. Bergoglio scrive di condividere con lui che "la politica dello struzzo non porta a niente" e ne esalta il "coraggio" che non "teme la croce". I due sono in perfetta sintonia: guardare in faccia alla "sporcizia" della Chiesa come la definì Ratzinger sì, ma poi reagire.

Rilanciando Marx, Francesco da un lato ricompone una frattura accettando il bagno di umiltà del suo vescovo; dall’altro, indicando alla fine di questo percorso la "resurrezione", riaccende la fiammella della speranza, essenza stessa del cristianesimo.