Giorgio Comaschi Noi vorremmo controllare tutto l’universo, uomini e cose, ma ci sono degli elementi che sono ingovernabili perché hanno una vita propria. Uno di questi elementi sono i fili. I fili, o i cavi in generale. In tutte le case d’Italia, e sicuramente del mondo, ci sono matasse di fili ingrovigliati, sotto tavolini, negli angoli, dietro a televisori e impianti elettronici....

Giorgio

Comaschi

Noi vorremmo controllare tutto l’universo, uomini e cose, ma ci sono degli elementi che sono ingovernabili perché hanno una vita propria. Uno di questi elementi sono i fili. I fili, o i cavi in generale. In tutte le case d’Italia, e sicuramente del mondo, ci sono matasse di fili ingrovigliati, sotto tavolini, negli angoli, dietro a televisori e impianti elettronici. Attenzione: nessuno li ha ingrovigliati, nessuno li ha nemmeno mai toccati. Perché i fili, avendo una vita loro e tendendo ad abbracciarsi secondo predisposizione naturale, si incasinano da soli. Forse durante la notte, mentre noi dormiamo. Ci sono matasse di fili che sono irrisolvibili e nemmeno dopo ore e ore l’uomo può venirne a capo. Ed ecco che dietro ai decoder, nei cassetti dove teniamo le cuffie dello smartphone, o dietro a fornetti e forni a microonde della cucina, si formano istallazioni fantastiche, degne di una mostra di arte contemporanea.

Il filo è uno dei più grandi portatori di maledizioni e di imprecazioni per l’uomo che di solito esordisce, vedendo il groviglio, con l’espressione: "Alè, guarda mò che casino". Ma almeno, fra le cose che hanno una vita propria, i fili sono stanziali, cioè rimangono sul posto anche se si moltiplicano miracolosamente diventando piovre impossibili da sgrovigliare. Il problema si pone riguardo ad altri tre tipi di oggetti che si muovono. Si tratta delle biro, degli accendini e degli occhiali. Se uno compra venti biro e le porta a casa, il giorno dopo ce ne saranno dieci, il giorno dopo quattro o cinque e dopo tre giorni neanche una. Nessuno sa dove vanno a finire le biro. Stessa cosa per gli accendini e gli occhiali. Di notte se ne vanno, e probabilmente esiste un posto dove biro, accendini e occhiali si radunano, magari nelle viscere della città, o nell’incavo di qualche collina, in qualche meandro delle fogne o in qualche altro luogo misterioso. Stanno lì, a raccontarsi storie. E a ridere molto di noi che li stiamo disperatamente cercando.