Con il passare delle ore, prendono forma i volti

e le storie di coloro che sono morti o che risultano ancora dispersi nell’attentato a Kabul.

Tra loro, uno studente di talento, con il sogno di viaggiare e di lasciarsi alle spalle l’orrore dell’Afghanistan. Poi i piccoli Mina e Maseed.

Il dottore Khalid Raheen e la sua famiglia. E ancora: il giornalista Alireza Ahmadi e suo fratello. Di fronte all’ospedale di Emergency nella capitale un ragazzo piange nel retro di un’auto, schiacciato accanto alla bara di un parente ucciso. Come lui, molti altri. Per ora le vittime sono almeno duecento.