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MATTEO
Cronaca

Il diritto alla verità non tramonta

Matteo

Massi

Tramonto. Dal 16 gennaio scorso non è più solo il titolo di una poesia di una bambina di 9 anni. Quella poesia la piccola Nadia la scrisse il 24 maggio del 1993 e tre giorni dopo rimase uccisa nella strage dei Georgofili, a Firenze. Quando i Ros sono andati ad arrestare Matteo Messina Denaro, l’ultimo capo dei capi, hanno deciso di chiamare quell’operazione proprio con il titolo di quella poesia: tramonto. La firma di Messina Denaro è nitida (e inequivocabile) nell’ondata stragista che paralizzò l’Italia nel 1993. A un anno dalle stragi di Capaci e via D’Amelio lo Stato fu colpito al cuore: Firenze, Roma, Milano. Quattro mesi prima, a Palermo, era stato arrestato Totò Riina.

Lo Stato non cedette alla violenza e alla geometrica potenza di fuoco di Cosa Nostra.

Trent’anni dopo si ragiona di quella stagione di sangue, ripartendo dall’arresto di Messina Denaro – dai suoi silenzi nel supercarcere a L’Aquila che valgono forse più di molte parole – e dalla parola fine messa (una volta per tutte) sulla lunga storia processuale della cosiddetta trattativa. Di certo c’è soltanto che i vertici di Cosa Nostra, quelli che hanno ordito-sparato-utilizzato esplosivo trent’anni fa, sono stati totalmente decapitati. Che cosa sia ora l’organizzazione criminale – che non spara ormai più ma che non ha smesso comunque di fare affari – è tutto ancora da capire. E non da sottovalutare.

Verità e giustizia invece, non sempre sono arrivate puntuali all’appuntamento con la Storia e gli anniversari. Trent’anni dopo – per evitare che la ricorrenza diventi rito abusato e inutile – non può tramontare il diritto a sapere di chi perse i proprio cari in quella notte di primavera.