Martedì 23 Aprile 2024

Il cold case di Nada Cella. Nessun processo per l’omicidio. Il giudice: "Prove insufficienti"

Genova, prosciolti un’ex prof e altri due imputati. E la mamma della vittima sviene in aula

Il cold case di Nada Cella. Nessun processo per l’omicidio. Il giudice: "Prove insufficienti"

Il cold case di Nada Cella. Nessun processo per l’omicidio. Il giudice: "Prove insufficienti"

Il cold case di via Marsala a Chiavari resta insoluto dopo 28 anni: Nada Cella, segretaria di un commercialista, uccisa a 25 anni, non ha avuto giustizia. Ieri è stata la giudice per l’udienza preliminare, Angela Maria Nutini, a negare il processo contro Annalucia Cecere, 58 anni, accusata di omicidio volontario. Secondo la magistrata le prove della Procura – che negli anni più volte aveva ripreso le indagini – non escludono i ragionevoli dubbi sulla colpevolezza e quindi non bastano per portarla in aula. Prosciolti anche il commercialista Marco Soracco, 62 anni, e la madre ormai novantenne Marisa Bacchioni, imputati di favoreggiamento e false dichiarazioni. Fin da quel mattino del 6 maggio 1996 la vicenda di Nada coinvolse l’opinione pubblica che vi vedeva un nuovo caso Cesaroni. Bella, giovane, lunghi capelli neri, presunto flirt con quello che da cinque anni era il suo datore di lavoro: la pista della gelosia fu così la prima a essere battuta e infatti nel mirino finirono Soracco e la sua sempre presente madre con la quale viveva nell’appartamento al piano superiore dell’ufficio.

Fu proprio il professionista a dare l’allarme verso le 9,10: disse che appena sceso aveva trovato Nada agonizzante – morirà nel pomeriggio in ospedale a Genova –; credendo che la ragazza avesse perso "tutto quel sangue" a causa di un ictus, la madre lavò sia lo studio sia il vano scale e gli inquirenti non trovarono tracce. Sul corpo però c’erano i segni inequivocabili di numerosi colpi inferti violentemente sul cranio e sull’addome della Cella. Un vicino affermò al tempo, poi ritrattando, di avere visto entrare Soracco verso le 8,40. Nada era sicuramente viva alle 8,51 quando stampò un documento. Dopo due anni di indagini madre e figlio furono scagionati. A distanza di venti anni il caso fu riaperto grazie alla criminologa Antonella Pesce Delfino che accusò del delitto la Cecere (già interrogata nel 1996) che aveva cercato lavoro nello studio.

Il movente, che la Procura ha accolto in pieno, l’ha sostenuto davanti alla Gup la pm Gabriella Dotto: l’imputata ha agito "per motivi di rancore e gelosia verso la vittima per via della posizione da lei occupata all’interno dello studio di Soracco e la sua vicinanza a costui". La donna fu vista quel lunedì in via Marsala e sul suo ciclomotore fu ritrovato sangue. L’uomo (che ha sempre negato una relazione con lei) e la madre erano invece accusati di essere stati presenti ma di avere occultato la verità. Alla lettura del proscioglimento la mamma di Nada, Silvana Smaniotto, è svenuta. "Siamo attoniti – ha dichiarato la legale della famiglia, Sabrina Franzone –, speravamo davvero di potere celebrare il processo, tutti sanno che la ricostruzione della Procura è giusta". Non era in aula la principale sospettata che però ai suoi avvocati ha detto di essere "sollevata ma al tempo stesso amareggiata perché nessuno mi restituirà gli anni di sofferenza che ho dovuto subire".

Riccardo Jannello