di Davide Rondoni Chissà quante volte il carabiniere sottuficiale Antonio Carbone (foto), chiudendo gli occhi, ha pensato al suo mare mentre si trovava nella uggiosa Torino. Chissà quante volte avrà guardato quei palazzoni nobili e tristi, quella città dove calabresi suoi avi per decenni migrarono, pensando: "Però un giorno vado a rivederlo il mio mare". E lì di fronte al suo mare il suo cuore s’è fermato dopo una lite, una cosa banale e stupida, forse per la maleducazione di bagnanti che al suo mare non volevano così bene e gli buttavano cose dentro, cicche di sigarette o chissà cos’altro. Sui fatti ci saranno indagini. Si verificheranno cause e...

di Davide Rondoni

Chissà quante volte il carabiniere sottuficiale Antonio Carbone (foto), chiudendo gli occhi, ha pensato al suo mare mentre si trovava nella uggiosa Torino. Chissà quante volte avrà guardato quei palazzoni nobili e tristi, quella città dove calabresi suoi avi per decenni migrarono, pensando: "Però un giorno vado a rivederlo il mio mare". E lì di fronte al suo mare il suo cuore s’è fermato dopo una lite, una cosa banale e stupida, forse per la maleducazione di bagnanti che al suo mare non volevano così bene e gli buttavano cose dentro, cicche di sigarette o chissà cos’altro. Sui fatti ci saranno indagini. Si verificheranno cause e effetti e che cosa ha così addolorato o stressato in quel momento il cuore del sottufficiale Carbone.

Aveva la mia età, so che col cuore si rischia. Era arrivato il giorno prima davanti al suo mare, da lassù da Torino dove lo immaginava tante volte di sicuro. Non pensava di finirci col cuore crepato davanti. Ma forse nella favola triste del carabiniere Carbone possiamo trovare un segno per tutti noi, e non depositarla così, via, in fretta, negli archivi dei tanti fatti dolorosi che accadono. Quel mare è amato dagli abitanti, il loro santo patrono, uno dei più popolari del sud Italia e del mondo intero, Francesco di Paola, lo traversò su un manto perchè un nocchiero maleducato e riottoso si rifiutava di portarlo. E ogni anno i concittadini di Carbone e di San Francesco portano un manto sulla barca in mare, segno del miracolo e del legame con l’azzurro abisso amato.

Nella favola triste del carabiniere che non ci sta alla maleducazione di chi il mare lo offende, lo deturpa, e il suo cuore si spegne c’è forse una traccia per tutti. Un grande monito. Un segno. Potente come i gesti di San Francesco da Paola, santo rude dei miracoli. Di fronte alla malora, di fronte ai cedimenti della maleducazione, della sciatteria non basta avere leggi, regolamenti, protocolli: occorre sempre un uomo vivo, uno che ama, uno che sotto le palpebre quando chiude gli occhi ha una nostalgia e un amore struggente. Uno che perciò reagisce, anche se in quel momento potrebbe non farlo, non gli ‘compete’, non è sua competenza, come si dice spesso oggi scaricando sempre la responsabilità, fino a livelli sempre più bassi di malora, di sciatteria. ‘Il carabiniere e il mare’ potrebbe essere il vero titolo della nostra estate 2021. Una storia che anche in una epoca dove sembra si debba parlare solo di virus, di vaccini etc, ci ricorda non solo che la morte è in agguato sempre, che siamo fragili nonostante tutti i protocolli. Ma ci ricorda anzitutto che conta ciò che amiamo e come amiamo, non quanto campiamo. Davanti al mare di Paola è avvenuto un gesto di amore di un uomo per il suo mare, un gesto che il destino ha fulminato come per conservarlo e offrirlo a tutti noi (oltre ai tanti che avrà compiuto nel suo dovere quotidiano).

E ci consegna per sempre una favola triste ma luminosa. Di certo Francesco di Paola ha già caricato sul suo mantello miracoloso il carabiniere Carbone. E dal cielo il mare lo vedono meglio. A noi tocca di ammirarlo di più, con una ferita in cuore perché certe cose non dovrebbero accadere. Ma se accadono ci chiedono di rispondere al segno che portano, e aumentare la nostra responsabilità, altrimenti saremmo davvero degli sventurati.