di Elena G. Polidori Il 20 di giugno le Regioni daranno il via libera alle vaccinazioni nelle aziende italiane che ne hanno fatto richiesta, dosi permettendo. L’elenco dei settori produttivi che potranno vaccinare i propri lavoratori in base a tre classi di priorità è infatti pronto. E anche se in molte regioni la campagna vaccinale a tappeto ha coperto già buona parte dei residenti, ad esclusione dei più giovani, l’inizio delle vaccinazioni anche nelle aziende servirà a riempire, in prima istanza, i buchi lasciati dal sistema sanitario nazionale, per poi diventare colonna portante, assieme ai medici di famiglia e alle farmacie, quando si tratterà di fare il richiamo per il Covid assieme – probabilmente – all’inizio della campagna...

di Elena G. Polidori

Il 20 di giugno le Regioni daranno il via libera alle vaccinazioni nelle aziende italiane che ne hanno fatto richiesta, dosi permettendo. L’elenco dei settori produttivi che potranno vaccinare i propri lavoratori in base a tre classi di priorità è infatti pronto. E anche se in molte regioni la campagna vaccinale a tappeto ha coperto già buona parte dei residenti, ad esclusione dei più giovani, l’inizio delle vaccinazioni anche nelle aziende servirà a riempire, in prima istanza, i buchi lasciati dal sistema sanitario nazionale, per poi diventare colonna portante, assieme ai medici di famiglia e alle farmacie, quando si tratterà di fare il richiamo per il Covid assieme – probabilmente – all’inizio della campagna vaccinale dell’influenza di stagione a partire dall’autunno.

Insomma, il vaccino in azienda, che in questa prima fase sembrava non decollare, diventerà invece – in prospettiva e come confermano sia sindacati sia Inail – uno degli snodi fondamentali per continuare a coprire il maggior numero di popolazione possibile una volta superata l’emergenza. Secondo gli esperti, d’altra parte, non ci si libererà facilmente del Covid che potrebbe diventare endemico, ma con mortalità simile a quella dell’influenza di stagione e come tale sarà trattato attraverso una vaccinazione periodica. È per questo che l’Inail, insieme con le parti sociali, ha messo a punto un lungo elenco di una novantina di voci (individuati attraverso i codici Ateco) per stabilire quali aziende avranno la priorità perché operanti in settori a maggior rischio contagio, come ad esempio trasporti, manifattura, commercio.

Si tratta di un documento "tecnico operativo" già trasmesso alle Regioni che lo licenzieranno, appunto, giovedì 20 giugno. "Siamo pronti contestualmente alla disponibilità di dosi", ha fatto sapere, qualche giorno fa, il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, aggiungendo che comunque la priorità verrà data a tutti quei settori "che non si sono fermati durante l’emergenza ed hanno consentito al Paese di andare comunque avanti". La platea stimata è di 12,3 milioni di lavoratori corrispondenti a 81 codici Ateco e sempre al momento sono 732 i siti aziendali accreditati dalla struttura del commissario Figliuolo; la palla dunque, ora è in mano alle Regioni a cui spetta l’attivazione dell’ultimo miglio secondo questi criteri: esposizione, aggregazione e prossimità; evidenze scientifiche del rischio di contagio nell’ambiente lavorativo; focolai nei contesti produttivi; numero di denunce per infortuni da Coronavirus presentate e registrate dall’Inail fino allo scorso 31 marzo. I settori sono divisi in tre fasce: nella prima rientrano anche i lavoratori adibiti alla gestione delle reti fognarie, raccolta e smaltimento di rifiuti, ristorazione, cura della persona (parrucchieri ed estetisti), vigilanza, attività sportive e intrattenimento. Nella seconda le coltivazioni agricole, pesca e acquacoltura, industria tessile, industria delle bevande, attività editoriali e telecomunicazioni, attività di organizzazioni associative, fabbricazione di prodotti chimici, parrocchie e altri riti religiosi. Nella terza fabbricazione di prodotti di carta e dei mobili, industria del legno, ingegneria civile, ricerca scientifica e servizi veterinari.

In ultimo, la tutela della privacy per chi decide di vaccinarsi sul luogo di lavoro. Il Garante della privacy ha pubblicato un documento per fornire indicazioni generali e chiarendo come "tenuto conto dello squilibrio del rapporto tra datore di lavoratore e dipendente", il consenso del lavoratore "non potrà" trattare i dati sulla vaccinazione, "nè sarà consentito far derivare alcuna conseguenza, né positiva né negativa, dall’adesione o meno alla campagna vaccinale".