Don Renzo Fanfani
Don Renzo Fanfani

empoli, 1 dicembre 2014 - «PIÙ CHE commosso mi sento ringalluzzito». Don Renzo Fanfani è così: schietto, diretto, la battuta sempre pronta. Un prete che ha sempre parlato agli umili con il linguaggio del popolo. E ieri, in un cinema La Perla gremito per la consegna della massima onorificenza cittadina empolese, il Sant’Andrea d’Oro, c’era tanta di quella gente che ha avuto il privilegio di conoscere quel ‘prete operaio’. «Caro don Renzo, tu che sei stato un dono per tanti, sii capace oggi di ricevere l’omaggio che la città vuole offrirti – ha esordito il sindaco Brenda Barnini – Volendo fare un parallelo con il nostro santo patrono, don Renzo è un pescatore di uomini con una storia collettiva così grande che non può essere raccontata da una sola voce». E tante sono state le testimonianze che si sono avvicendate sul palco strappando sorrisi e risate, commozione e lacrime. «Ha sempre pensato in grande ma operato nel piccolo», ha sottolineato l’amico e compagno di tante battaglie, don Luigi Sonnenfeld, prete operaio di Viareggio, con cui a metà degli anni Ottanta ha trascorso un mese in Corea «a cercare la soluzione ai tanti problemi che affliggevano la nostra realtà. Trovammo così tanta miseria e delle condizioni di lavoro talmente difficili – ricorda il sacerdote – che non ritornammo con le risposte giuste ma con le idee chiare di come avremmo potuto migliorare le cose». Don Renzo, o più semplicemente Renzo, è sempre stato in prima linea: per la difesa dei diritti degli operai e della Costituzione, contro le guerre, il razzismo, l’uso e lo spaccio della droga nel quartiere. Sfilava il Primo maggio in corteo con una scopa «perché bisogna fare pulizia dei padroni», diceva.

La fabbrica è stata la sua università. Otto anni davanti ai forni della vetreria Savia, ancora prima fabbro nell’officina della Tinaia, dietro la chiesa di cui è stato parroco prima di essere trasferito ad Avane. Decine gli episodi per i quali il sacerdote, prossimo agli 80 anni, ha ricevuto l’attenzione anche a livello nazionale. Girava in bici nelle zone più degradate di Avane, dove si spacciava, con un megafono gridando “il comitato di quartiere vi guarda”; attaccava i manifesti delle sue battaglie sulla soglia della chiesa raccogliendo firme, e spesso personalizzava la liturgia, come quando si trovò a cantare e ballare l’Alleluja intorno all’altare con una festosa comunità cristiana del Togo. Un personaggio discusso, ma amato e benvoluto da chi lo ha frequentato o anche solo conosciuto. Ha fatto molto per la sua Avane fin quando ne ha retto la parrocchia. «Ha fatto entrare il mondo ad Avane – spiega Greta Chiarito, presidente del comitato di quartiere, ricostituito nel 2009 – Dei suoi insegnamenti abbiamo fatto tesoro, ci hanno spronato a essere cittadini attivi. Da quando abbiamo rimesso in moto il comitato abbiamo lanciato molte iniziative, dalla cena del buon vicinato, all’attività di pulizia del quartiere, passando per la carta dei servizi». «Don Renzo – ha aggiunto don Guido Engels, proposto di Empoli – è stato il punto di riferimento nella mia vocazione». Così come è stato il faro per tanti. «Non pensavo foste così numerosi – ha scherzato congedandosi dal pubblico – Grazie di cuore, ci vediamo per la strada». Irene Puccioni