Roma, 1 novembre 2018 - Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, ha la sensazione che siamo alla svolta?
«Mi piacerebbe dirlo, ma dopo tante docce fredde resto prudente. Troppe disillusioni. Certo, ogni novità la reputo importante. Sono determinato a fare di tutto perché la verità emerga e fiducioso che un giorno emergerà. Ma resto prudente. Fino a che non trovano un corpo e lo identificano con chiarezza, io Emanuela voglio cercarla viva». 

Che cosa l’ha colpita nel ritrovamento di questi resti umani?
«Mi ha stupito che la Gendarmeria vaticana abbia subito ipotizzato che potessero essere i resti di Emanuela e di Mirella Gregori. Come hanno fatto il collegamento? Potevano essere ossa vecchie di molte decine, magari centinaia di anni. Da dove scatta l’automatismo? Loro di solito tengono le cose riservate, diciamo. Perché tanta tempestività? Forse sanno qualcosa che noi non sappiamo?». 

La sua convinzione è che in Vaticano ci sia qualcuno che sa.
«È una certezza più che una convinzione. Ne sono sicuro al 100% Qualcuno sa e fa di tutto perché la verità non venga fuori». 

Lei si è incontrato con tre Papi.
«Eh sì, e secondo me tutti e tre lo sapevano».

Cosa le disse papa Francesco?
«Lo incontrammo una ventina di giorni dopo l’elezione, nella parrocchia di Sant’Anna in Vaticano. Ci disse ‘lei sta in cielo’. Due volte lo ripeté, a mia madre e a me. Le sue parole mi hanno fatto gelare il sangue».

E da allora quale è stato l’atteggiamento del Vaticano?
«Sconfortante. Da quel momento il muro è stato più alto di prima, e nessuna ulteriore spiegazione ci è stata data. Ho chiesto quattro volte un incontro privato al Papa, ma non ci è stato concesso. Pensavo, speravo, che ci fosse la volontà a collaborare, ma sinora questa non è per nulla emersa. Anzi. Nessun passo in avanti, ma chiusura totale. Adesso vediamo. Se il Dna confermasse che i resti sono i suoi si aprirebbe una pista investigativa niente male. Dovrebbero spiegare perché erano là». 

Si è fatta una idea della fine che può aver fatto sua sorella?
«Lei aveva una sola colpa, essere cittadina vaticana. Per questo è stata rapita. Da chi, non so, ma la si è presa in quanto cittadina vaticana, per usarla probabilmente come arma di ricatto o per colpire il Vaticano. Perchè, non so».

Ha ancora speranza?
«La speranza c’è sempre, come il diritto ad avere giustizia. Ogni volta che c’è una qualche novità i mass media, l’opinione pubblica, rispondono subito con grande attenzione. Emanuela sembra che sia scomparsa ieri. Questa solidarietà della gente ci spinge ad andare avanti. Sentiamo  sete di verità e questo ci conforta e ci fa sperare che qualcuno si metta una mano sulla coscienza e ci racconti finalmente come è andata».