Alberto Genovese, 43 anni, è ai domiciliari in una clinica per disintossicarsi dalla cocaina
Alberto Genovese, 43 anni, è ai domiciliari in una clinica per disintossicarsi dalla cocaina
di Anna Giorgi Lo chiedeva da fine febbraio e per due volte l’istanza di uscire dal carcere e di andare in una clinica per disintossicarsi dalla cocaina era stata respinta dal gip Tommaso Perna, sulla base delle perizie che ritenevano le sue condizioni compatibili con il carcere. Ieri, dopo quasi nove mesi di detenzione a San Vittore, e dopo la chiusura delle indagini, Alberto Genovese, 43 anni, il bocconiano, mago delle startup accusato di due episodi di violenza sessuale e lesioni, è stato trasferito in una clinica, con un provvedimento dello stesso gip che ne dispone i domiciliari con...

di Anna Giorgi

Lo chiedeva da fine febbraio e per due volte l’istanza di uscire dal carcere e di andare in una clinica per disintossicarsi dalla cocaina era stata respinta dal gip Tommaso Perna, sulla base delle perizie che ritenevano le sue condizioni compatibili con il carcere. Ieri, dopo quasi nove mesi di detenzione a San Vittore, e dopo la chiusura delle indagini, Alberto Genovese, 43 anni, il bocconiano, mago delle startup accusato di due episodi di violenza sessuale e lesioni, è stato trasferito in una clinica, con un provvedimento dello stesso gip che ne dispone i domiciliari con braccialetto elettronico.

È stata dissequestrata anche l’ormai famigerata ‘Terrazza Sentimento’, l’attico extralusso, con piscina vista Duomo, in cui fu stuprata per venti ore una 19enne milanese, il primo episodio contestato a Genovese, quello da cui poi partì tutta l’inchiesta. Il secondo episodio di cui l’imprenditore dovrà rispondere è la violenza sessuale nei confronti di una 23enne, sempre milanese, avvenuta durante una delle feste a base di cocaina, il 10 luglio del 2020 a Ibiza, dopo aver reso la vittima incosciente con un mix di cocaina, ketamina e mdma. Per questo secondo episodio è indagata anche l’ex fidanzata dell’epoca dell’imprenditore, che avrebbe assistito allo stupro, senza aiutare la vittima.

I reati contestati sono violenza sessuale aggravata, anche di gruppo, lesioni personali, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. La procura nelle prossime settimane chiederà il rinvio a giudizio dall’esito scontato, a quel punto l’imprenditore potrebbe scegliere il rito abbreviato che gli consentirebbe uno sconto di un terzo sulla pena e un processo a porte chiuse. Più difficile che decida di affrontare il processo ordinario. È attesa per le prossime settimane la relazione di un perito, nominato dal gip su istanza della difesa, che dovrebbe analizzare gli audio delle telecamere di ‘Terrazza Sentimento’, l’attico in cui si svolgevano le feste. Il team di legali dello studio Isolabella che difendono Genovese ha chiesto di verificare se in quel "festino" di ottobre la ragazza stuprata per ore possa aver espresso una qualche forma di consenso.

L’ipotesi della difesa è che la giovanissima modella avesse accettato la proposta dell’imprenditore di sperimentare il "chemsex", pratica estrema dalle reazioni imprevedibili per via di una assunzione smodata di chetamina. Secondo i legali la perizia fonica dimostrerebbe che fra i due, il manager e la futura vittima, ci sarebbe stato in realtà un accordo per provare, insieme, gli effetti della droga alternativa accettando i rischi di una deriva gravissima. Per la procura, invece, da quei frammenti di conversazione non emergerebbe nulla, solo suggestioni, perché non ci sarebbero parole comprensibili, solo qualche sillaba sfumata. Sul fronte economico, inchiesta costola della prima e più grave, resta pendente la decisione sul sequestro, per ipotizzati reati fiscali, di 4,3 milioni di euro, ritenuti frutto di evasione da parte del plurimilionario imprenditore del web.