La commemorazione dei 43 morti del ponte Morandi sotto il nuovo viadotto inaugurato il 3 agosto dell’anno scorso
La commemorazione dei 43 morti del ponte Morandi sotto il nuovo viadotto inaugurato il 3 agosto dell’anno scorso
di Emanuela Rosi Il silenzio. È l’unico elemento fisso alle 11:36 del 14 agosto. Da tre anni. Tutto il resto è cambiato. Allora era il silenzio della morte sotto il pianto torrenziale del cielo che aveva appena seppellito 43 vite tra le macerie del ponte Morandi. Quel ponte sbriciolato da un’incuria a cui ancora la giustizia deve dare un nome comprensibile per il codice penale e accettabile per il dolore delle famiglie. L’anno dopo era il silenzio appesantito dallo strazio e minato dai cantieri. Poi è stato quello illuminato dai “pennoni” voluti dall’architetto Renzo Piano sul nuovo ponte “Genova San Giorgio”. Un silenzio quasi sospeso ieri a Genova, "dove lo Stato ha tradito la fiducia che i cittadini ripongono nei...

di Emanuela Rosi

Il silenzio. È l’unico elemento fisso alle 11:36 del 14 agosto. Da tre anni. Tutto il resto è cambiato. Allora era il silenzio della morte sotto il pianto torrenziale del cielo che aveva appena seppellito 43 vite tra le macerie del ponte Morandi. Quel ponte sbriciolato da un’incuria a cui ancora la giustizia deve dare un nome comprensibile per il codice penale e accettabile per il dolore delle famiglie. L’anno dopo era il silenzio appesantito dallo strazio e minato dai cantieri. Poi è stato quello illuminato dai “pennoni” voluti dall’architetto Renzo Piano sul nuovo ponte “Genova San Giorgio”. Un silenzio quasi sospeso ieri a Genova, "dove lo Stato ha tradito la fiducia che i cittadini ripongono nei confronti delle istituzioni", come ha detto il premier Mario Draghi. Sospeso tra il vuoto dei palazzi che non ci sono più e la radura, teatro ieri della terza commemorazione ufficiale, che dovrebbe tenere vivi dolore e memoria collettivi, impedire che si spenga la voce della denuncia, ricucire un quartiere dilaniato e restituirgli l’anima. Dovrebbe.

I soldi ci sono per realizzare il “Memoriale 14.08.2018“, disegnato dal team guidato dall’architetto Boeri come "luogo di lutto e di speranza", di rigenerazione urbana. Lo ha confermato ieri il ministro delle infrastrutture Enrico Giovannini: 35 milioni “avanzati” dagli oltre 200 che è costato il nuovo Morandi. Ma è alla rigenerazione sociale che guardano tutte quelle famiglie che ancora si sentono sfollate. La radura della memoria temono resti un deserto di voci tra i palazzoni rimasti. Un soffio nel cuore di un quartiere dal quale neppure i figli dei figli dei primi abitanti riuscivano a staccarsi e quindi tornavano.

E quel quartiere, Certosa, sa che avrà presto altre ferite da ricucire. Ad allungare la lista di sfollati e indennizzati saranno i cantieri: la ferrovia del Campasso che riattiverà il nodo merci riportando i treni in mezzo alle case, la linea della metropolitana da allungare sfiorando altri palazzi, e poi la Gronda (se partiranno) che porterà qui i fanghi dei trafori. L’unico filo per ricucire le ferite che verranno è nelle mani della Regione: si chiama Pris e ne tiene un capo l’assessore alle infrastrutture Giampedrone. Una legge ligure che impone tavoli di concertazione e conciliazione sugli indennizzi, non solo economici, per attenuare il disagio sociale creato dalle grandi opere. "È servita al Governo per gestire quelli del crollo del Morandi, il terzo valico, la Gronda, servirà per la manutenzione straordinaria del viadotto Bisagno, e la ferrovia del Campasso" assicura l’assessore.

"Ma nei cortili dei palazzi demoliti i nostri bimbi giocavano a pampano mentre i nonni prendevano il fresco sorvegliandoli, nessuno era solo – racconta Franco Ravera, da pochi mesi ex presidente del comitato degli sfollati –. Il Memoriale si farà ma ancora non sappiamo da chi e come sarà gestito: il rischio dell’abbandono per i parchi verdi è sempre dietro l’angolo".

Ma riuscirà davvero a ricucire le ferite? "Il Comune ha venduto alla sua società immobiliare i cinque palazzi rimasti in piedi e vuoti da tre anni – spiega – : 140 appartamenti che saranno ristrutturati e dati in affitto a canoni calmierati. Per 15 anni. E poi? Ne ha tenuti solo tre per finalità associative non meglio precisate: un’elemosina. Qui c’è bisogno di servizi: non c’è una casa della salute, non c’è l’ospedale, serve un ambulatorio medico. La Valpolcevera è sempre stata il cuore industriale pulsante di Genova, oggi continuiamo a vivere tra cantieri, aree dismesse e servitù pesanti. E gli indennizzi non impediscono di sentire i rumori né ricuciono i legami umani strappati dagli sfratti".