12 mar 2022

Difesa e carburanti, Draghi batte cassa E Macron evoca lo spettro della fame

Vertice europeo di Versailles, il premier chiede alla Ue nuove risorse. Il presidente francese: crisi alimentare entro 18 mesi

claudia marin
Cronaca
Il presidente francese Emmanuel Macron, 44 anni, assieme al premier Mario Draghi, 74 anni, ieri a Versailles. L’inquilino dell’Eliseo ha parlato apertamente dello spettro della «destabilizzazione alimentare in Europa»
Il presidente francese Emmanuel Macron, 44 anni, assieme al premier Mario Draghi, 74 anni, ieri a Versailles. L’inquilino dell’Eliseo ha parlato apertamente dello spettro della «destabilizzazione alimentare in Europa»
Il presidente francese Emmanuel Macron, 44 anni, assieme al premier Mario Draghi, 74 anni, ieri a Versailles. L’inquilino dell’Eliseo ha parlato apertamente dello spettro della «destabilizzazione alimentare in Europa»

di Claudia Marin

Non ci siamo ancora dentro, ma "dobbiamo prepararci a un’economia di guerra". È un messaggio, quello di Mario Draghi da Versailles, che non vuole allarmare, ma di certo serve da monito a essere pronti a nuovi scenari ancora una volta inediti e preoccupanti per le nostre società.

In primo luogo per quello che riguarda le restrizioni energetiche, ma anche le carenze agro-alimentari.

Tanto più che, a stretto giro, provvede a rinforzare l’avviso Emmanuel Macron, facendo sventolare lo spettro della "destabilizzazione alimentare in Europa" e di conseguenze terribili in Africa tra fame e carestie. Il tutto in soli 12-18 mesi di tempo. D’altra parte, il cancelliere tedesco Scholz conferma che la Germania (e l’Europa) "non fermeranno le importazioni" di gas dalla Russia, ma lavoreranno "per uscire dalla dipendenza", anche perché "se si fermasse dall’oggi al domani qualsiasi importazione di energia, questo significherebbe che in un paio di settimane non avremmo più elettricità e riscaldamento". Blackout totale, dunque.

A premere per una risposta comune dell’Europa il nostro premier e il presidente francese: ma se non vogliamo che gli obiettivi condivisi su energia, clima, economia e difesa falliscano, sostengono, ci vuole una condivisione della strategia sull’impatto, che significa innanzitutto debito dell’Unione e Eurobond per un Recovery bellico. La stima di quanto serve è astronomica: duemila miliardi per i prossimi 5-7 anni per coprire il fabbisogno di investimenti del Vecchio Continente. Non saranno tutti, in ogni caso, finanziati con debito comune.

"Il vertice è stato un successo, l’Ue non è mai stata così compatta", sottolinea Draghi in conferenza stampa. Ma non esita a mettere in fila i rischi: "Dobbiamo prepararci, ma non siamo assolutamente in un’economia di guerra. Prepararsi non vuol dire che ciò debba avvenire, sennò saremmo già in una fase di razionamento".

Insomma, "dobbiamo, però, ri-orientare le nostre fonti di approvvigionamento e ciò significa costruire delle nuove relazioni commerciali": da qui le missioni per l’energia del ministro gli Esteri, Luigi Di Maio, in giro per il mondo, ma anche lo sguardo rivolto a Argentina, Canada, Usa e altri Paesi extra Ue per le materie prime agricole.

Il problema, per l’Italia, è che non si vede la fine della guerra. "Putin non vuole la pace, il suo piano è un altro", spiega Draghi, che a Versailles ha visto emergere una nuova raffica di misure restrittive contro Mosca.

La spirale delle sanzioni rischia di portare tutti nel baratro della recessione. E la conferma della stretta annunciata dalla Bce al Quantitative Easing, cioè alle iniezioni di liquidità nell’economia del Continente, non aiuta Paesi con elevato debito. La prospettiva di un decreto in deficit oggi pare più concreta.

A Roma, del resto, l’allarme è scattato da giorni e riguarda più filiere produttive. Tant’è che è lo stesso ministro Giancarlo Giorgetti a non escludere un nuovo scostamento di bilancio. Si tratta di rielaborare la strategia per la ripresa post-Covid. Draghi incassa il via libera dei leader a tassare gli extra-profitti delle società elettriche e vede all’orizzonte la possibilità di un tetto ai prezzi del gas. E anche la corsa a diversificare le fonti va nella direzione voluta da Roma. Ma – incalza - "c’è la necessità di riconsiderare tutto l’apparato regolatorio e questo argomento lo ritroviamo sugli aiuti di Stato, sul Patto di Stabilità". Il nodo degli Eurobond, tabù per Berlino e i falchi del Nord, non è stato sciolto, è quello l’obiettivo a cui tende l’ex numero uno della Bce. Nell’immediato, però, serve nuova spesa in deficit per finanziare un pacchetto di interventi che si muoverà in parte rafforzando i più recenti decreti energia (sul caro bollette) e in parte sulla falsariga degli aiuti post Covid, con contributi a fondo perduto legati ai rincari. Solo che per il provvedimento si deve attendere il nuovo allentamento delle regole di Bruxelles.

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