Antonio Tajani (Ansa)
Antonio Tajani (Ansa)

Roma, 12 settembre 2018 - Chiamiamolo il grande paradosso. Forze sovraniste, populiste, in alcuni casi anche di sinistra che finiscono per accodarsi a chi vuol favorire la madre di tutte le élite, quella dei Big Tech.

Copyright, l'Europa al voto. "Basta regalare ai giganti del web"

Presidente Tajani, contro la regolamentazione del copyright sono in prima fila quelli che in genere se la prendono sempre con le élite. Le pare logico?

«Per niente. Dicono una cosa e fanno il contrario. E anche sul made in Italy o made in Europe è lo stesso».

Che cosa c’entra il copyright col made in Italy?

«Moltissimo. Difendere il diritto d’autore e la giusta remunerazione per chi nel proprio Paese produce contenuti originali, che siano cinematografici, giornalistici, televisivi e autoriali in genere vuol dire per esempio impedire ai giganti del web l’utilizzo indiscriminato di opere prodotte in Italia e in Europa. Senza la difesa del diritto d’autore non avremmo più Checco Zalone, Sordi, Totò ma solo produzioni delle grandi major americane».

È così importante la nuova normativa che il Parlamento che lei presiede voterà?

«È fondamentale dare delle regole al mondo del web perché oggi ci troviamo in una sorta di Far West dove tutti possono fare ciò che vogliono. L’Europa che è il più grande mercato al mondo deve intervenire con norme che sanciscano cosa si può fare e cosa non si puo».

Chi è a favore di una regolamentazione, come è lei, viene tacciato di essere contro ai giganti del web.

«Oggi come oggi i giganti del web pagano pochissime tasse, conseguono anche grazie a questo ingentissimi guadagni, non creano posti di lavorano e portano tutto o negli Stati Uniti o in Cina. Le nostre aziende sono penalizzate con una concorrenza sleale, anche in settori diversi dall’editoria o dall’industria dell’audiovisivo. Penso al commercio e al turismo. Difendo solo il made in Italy e gli interessi degli italiani».

A che cosa mira la normativa che tutela il diritto d’autore?

«Vuole impedire che i giganti del web possano utilizzare i prodotti giornalistici, cinematografici e di fiction e non pagare nulla. Se tu puoi pubblicare in Rete senza nessun problema il contenuto realizzato da un altro è come se tu andassi in libreria, prendessi un libro e uscissi senza passare dalla cassa».

C’è anche un tema di reponsabilità delle piattaforme rispetto a quanto viene pubblicato.

«Esattamente. Io sono un giornalista e come tale so che quando scrivo una cosa sono responsabile di ciò che scrivo, come lo è il direttore che firma il giornale. Tutto questo nel web non c’è. Chi è responsabile di un qualcosa di brutto o sbagliato che viene pubblicato in un social? Nessuno. Per non parlare poi delle fake news».

A proposito di fake news, quando sul copyright si votò una prima volta a Strasburgo, nel luglio scorso, in Rete circolò la notizia che volevate chiudere Wikipedia.

«Fake news, appunto. Non viene minacciata la libertà di nessuno. Wikipedia e piattaforme simili non sono assolutamente toccate dalla proposta di direttiva in votazione. Il tutto fece parte delle operazioni poco limpide messe in atto da chi tese e tende anche adesso a influenzare il libero voto dei parlamentari europei».

Che cosa sta accadendo adesso?

«Da settimane stanno arrivando alle caselle di posta dei deputati migliaia di mail, molte di queste neppure dall’Europa, per esercitare indebite pressioni. Si tratta di un’operazione chiaramente orchestrata».

Come giudica la posizione delle Lega, che a luglio votò contro la proposta di direttiva?

«È una posizione che non condivido, ma siamo in democrazia».