Giuseppe Conte
Giuseppe Conte
di Elena G. Polidori "Diamoci tutti del tu", dice Giuseppe Conte. E l’appello viene subito accolto dai deputati grillini riuniti via Zoom a parlare del futuro del M5s: "Ciao, Giuseppe", salutano. Ma fuori, mentre bussa alla sua porta, in una domenica uggiosa, il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, per l’ex premier M5s c’è tutt’altro clima. C’è, soprattutto, Davide Casaleggio, ospite di Rai3. Che, proprio mentre Conte dice ai suoi che vuole strutturare il Movimento come un partito, "anche se non me ne importa un fico secco delle classificazioni, ma dobbiamo strutturarci bene a partire dai...

di Elena G. Polidori

"Diamoci tutti del tu", dice Giuseppe Conte. E l’appello viene subito accolto dai deputati grillini riuniti via Zoom a parlare del futuro del M5s: "Ciao, Giuseppe", salutano. Ma fuori, mentre bussa alla sua porta, in una domenica uggiosa, il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, per l’ex premier M5s c’è tutt’altro clima.

C’è, soprattutto, Davide Casaleggio, ospite di Rai3. Che, proprio mentre Conte dice ai suoi che vuole strutturare il Movimento come un partito, "anche se non me ne importa un fico secco delle classificazioni, ma dobbiamo strutturarci bene a partire dai territori, dobbiamo darci una struttura light", l’altro risponde che no, "è un errore, il M5s non può diventare un partito, che è un’organizzazione di un altro secolo". Poi, però, Casaleggio scivola: "C’è stato un intento di mettere in difficoltà finanziaria Rousseau, spero il motivo non sia quello di mettere sul piatto la regola dei due mandati, che ha caratterizzato da sempre il M5s". Vito Crimi lo fulmina: "Parole non solo false, ma diffamatorie e misere a fronte del fatto che i portavoce del M5s hanno versato oltre 3 milioni e mezzo di euro per la piattaforma Rousseau". Aggiungendo: "Ricordo a tutti che abbiamo 7 milioni e 400mila euro bloccati nel conto delle restituzioni, perché la piattaforma Rousseau non ci fa votare".

Ma la guerra è guerra. E pazienza se nel mezzo passa il futuro del Movimento, con tanto di dilemma su quale forma di rappresentanza politica aderire d’ora in avanti. Un clima che, comunque, non promette bene e su cui Conte ha cercato di stemperare: "I rapporti con Rousseau li dovete chiarire – si è smarcato – io sono l’ultimo arrivato e non posso intervenire in un rapporto consolidato negli anni". Poi, però, ha dato la sua soluzione per mettere un punto alla controversia: "Si può affidare il voto online a una società esterna che gestisca altri servizi".

Ma fosse solo quello il problema. C’è da ‘ricostruire’ tutto, a partire dal basso, anche se per un membro fondatore come l’ex 5 stelle Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia, quella in atto sarebbe "una regressione, non una rifondazione". Però Conte pare avere le idee chiare. Sulla futura classe dirigente, gli ingredienti necessari dovranno essere "l’onestà, la competenza e le capacità". E, poi, le 5 stelle: "Non dobbiamo abbandonarle", ha sostenuto Conte, "ma abbiamo il dovere di guardare avanti".

Quindi l’ex presidente del Consiglio ha spinto molto sull’importanza della formazione: "Bisogna aggiornarsi sia a livello nazionale che internazionale", per poi spiegare che il centro di formazione che ha in mente servirà anche per "mettere in rete le esperienze amministrative". Secondo l’ex viceministro allo Sviluppo economico Stefano Buffagni i punti cardini da cui ripartire sono "onestà, competenza e merito". L’ex ministro dello Sport. Vincenzo Spadafora ha invece chiesto "fiducia": "Ci fidiamo di te. Fidati anche tu di noi". E ha poi invocato unità e un lavoro per delineare la strategia politica e il “posizionamento” del M5s in vista delle amministrative.