Figurarsi se Tokyo 2020 poteva risparmiarsi il boicottaggio degli atleti israeliani. Un malcostume, che non solo contamina lo sport con la politica, ma che non ha nulla a che spartire con lo spirito olimpico. Quello che già ai tempi della Grecia antica vedeva, almeno per la durata delle competizioni, andare d’amore e d’accordo Atene e Sparta, Delfi e Corinto. Di tregua olimpica neanche a parlarne nemmeno a Tokyo 2020, dove il judoka israeliano Tohar Butbul è stato eliminato ai quarti da un atleta sudcoreano, ma dopo aver combattuto, per arrivare a quella sfida, un solo incontro. Non per colpa sua, anzi. Prima

un algerino, poi un sudanese, hanno deciso di non salire sul tatami

in solidarieta del popolo palestinese. Eliminati

dai Giochi, l’algerino

è stato punito

dalla sua federazione.