Un momento dell'operazione dei carabinieri contro il clan Casamonica (LaPresse)

Roma, 18 luglio 2018 - "Loro sono perfettamente consapevoli di avere un notevole potere intimidatorio, che esercitano nelle loro attività. I Casamonica incutono timore e nessuno li denuncia mai. Da quando sono andata a vivere a Porta Furba ho avuto la conferma definitiva del fatto che la famiglia Casamonica costituisce un gruppo numeroso, è un vero e proprio clan, stabilmente dedito ad attività illecita. Si aiutano reciprocamente per ogni tipo di esigenza, anche se c’è da picchiare qualcuno". Se Tommaso Buscetta, vecchio leone della famiglia mafiosa di Porta Nuova, 35 anni fa conquistò per sé il titolo di ‘pentito dei due mondi’, più modestamente D.C., meno di quarant’anni, italiana, ex cognata del boss Giuseppe Casamonica ma non appartenente all’etnia Sinti, passerà comunque alla storia per essere stata la prima voce fuori dal coro dell’omertà nella federazione di clan criminali più pittoresca e temuta della Capitale. Tanto da venire sottoposta al programma di protezione per i collaboratori di giustizia, dopo il contributo dato alle indagini che hanno fatto scattare il blitz.

Nell'ordinanza di custodia cautelare gli inquirenti spiegano che la donna, fin da quando era più giovane, ha convissuto per 12 anni con Massimiliano Casamonica, fratello di Giuseppe, "gli ha dato tre figli ed è stata inserita nell’ambito della vita del clan". "Tutto ciò fino alla crisi del rapporto sentimentale, che ha dato luogo al suo sequestro di persona, di fatto divenuta ostaggio, assieme ai suoi figli, da parte di alcuni familiari del marito – continuano i magistrati – . Tale evento illecito è avvenuto, secondo quanto acquisito dalle indagini (oggetto di diverso procedimento) per assunte ragioni d’onore e punitive per la violazione delle regole del clan". Si arriva al 2015, "con la successiva fuga della donna, che iniziava una rilevante attività di collaborazione con l’autorità giudiziaria, nella qualità di persona informata sui fatti". Un percorso top secret, che finirà per incrociare quello dell’"altra fonte dichiarativa utilizzata dalla polizia giudiziaria" per l’assalto all’impero dei Casamonica nella periferia sud-est di Roma, dall’interno stesso del clan. Si tratta di M.F., un "pregiudicato riferibile ad alcune ’ndrine calabresi".

"Inizialmente utilizzato dai Casamonica nell’ambito del recupero estorsivo dei crediti da usura – ricostruisce il gip nell’ordinanza – finiva per divenirne vittima in seguito ad un prestito non restituito a Massimiliano Casamonica", cioé proprio al marito della futura ‘pentita’. Dedicandosi M.F. anche al "traffico d’armi e di stupefacenti", veniva "ritenuto a tal punto affidabile da essere ammesso a vivere, insieme alla compagna, in un appartamento del vicolo di Porta Furba, roccaforte del clan legato al gruppo famigliare di Giuseppe Casamonica". Finché M.F., "interrogato dall’accusa con le garanzie del chiamante in correità", rilasciava dichiarazioni che s’incrociavano con quelle della donna. "Dichiarazioni rilasciate in tempi diversi, ma da persone che si erano conosciute e per un certo tempo avevano convissuto un’amicizia insieme ai rispettivi coniugi all’interno della citata roccaforte".