Chico Forti, 61 anni, è stato condannato all’ergastolo negli Stati Uniti nel 2000
Chico Forti, 61 anni, è stato condannato all’ergastolo negli Stati Uniti nel 2000
Mancano solo gli ultimi dettagli burocratici, ma presto Enrico "Chico" Forti tornerà in Italia dagli Stati Uniti, dove sconta da vent’anni la condanna all’ergastolo per un "omicidio nell’esecuzione di altro reato". Sarà "vicino ai suoi familiari", ha sottolineato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, la cui attività diplomatica si era intensificata nelle ultime settimane. Forti non sarà però libero. La Convenzione di Strasburgo, accolta dallo Stato della Florida, prevede la possibilità del reo di scontare la pena nel proprio Paese. Sarà la magistratura italiana a decidere l’eventuale uscita dal carcere; la prima mossa potrebbe essere quella degli arresti...

Mancano solo gli ultimi dettagli burocratici, ma presto Enrico "Chico" Forti tornerà in Italia dagli Stati Uniti, dove sconta da vent’anni la condanna all’ergastolo per un "omicidio nell’esecuzione di altro reato". Sarà "vicino ai suoi familiari", ha sottolineato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, la cui attività diplomatica si era intensificata nelle ultime settimane. Forti non sarà però libero. La Convenzione di Strasburgo, accolta dallo Stato della Florida, prevede la possibilità del reo di scontare la pena nel proprio Paese. Sarà la magistratura italiana a decidere l’eventuale uscita dal carcere; la prima mossa potrebbe essere quella degli arresti domiciliari.

Ultima ratio: la grazia del presidente della Repubblica. Chico Forti – 61 anni, nativo di Trento, ex campione di windsurf e imprenditore televisivo – si è sempre proclamato innocente e a suo fianco si sono battuti da anni non solo la sua famiglia – i genitori, la moglie americana e tre figli -, ma varie associazioni, trasmissioni televisive, singoli individui e partiti.

Secondo il tribunale di Miami era stato lui a uccidere Dale Pike, 40 anni, australiano, trovato morto a Sewer Beach nel ’98. Dale era il figlio di Anthony Pike, il proprietario dell’hotel omonimo di Ibiza che Forti avrebbe voluto acquistare. La tesi degli investigatori americani fu quella che il delitto era conseguenza di una truffa tentata dall’italiano ai danni della Pike sull’acquisto dell’albergo alle Baleari. Forti – che dice di essere lui il truffato – era stato a prendere poco prima l’amico all’aeroporto di Miami. Ha sempre negato di avere portato l’australiano a Sewer Beach e di avergli sparato dopo un litigio. I due colpi di pistola alla testa furono esplosi da una calibro 22, lo stesso tipo di arma che pochi giorni prima Chico aveva comprato con l’amico Thomas Knott. Ma l’arma non è mai stata ritrovata. Un surfista notò il corpo di Pike nudo sulla spiaggia e diede l’allarme.

Forti fu quasi subito interrogato come testimone. Come movente, parlò di un omicidio a sfondo omosessuale. Non ci sono prove oggettive che Chico sia il colpevole, ma la giuria popolare l’ha ritenuto l’assassino con il movente della truffa. Colpa di alcune contraddizioni e ritrattazioni del nostro connazionale durante le sue testimonianze: su una chiamata alla moglie, sull’ora in cui aveva lasciato Dale all’albergo, sul perché il suo telefono avesse agganciato nell’ora presumibile del delitto la cella di Sewer Beach.

La sentenza di ergastolo senza condizionale fu pronunciata il 15 giugno 2000. Inutili i tentativi di riapertura del processo: la procedura penale americana prevede l’appello solo di fronte a nuove prove fino ad allora sconosciute. Perciò da 20 anni e 6 mesi l’uomo languiva in un carcere statale di massima sicurezza.

Lo scatto in avanti per il trasferimento in Italia di Chico è dovuto al governatore della Florida, Ron DeSantis, 42 anni, laurea in legge ad Harvard, tenente di Marina e poi avvocato militare, in carica da un anno. Si è dato molto da fare, ha detto Di Maio, anche il Segretario di Stato Usa, Mike Pompeo. La notiziadel ritorno è stata accolta in modo bypartisan con grande soddisfazione. Proprio martedì sera, Matteo Salvini si era presentato a Porta a Porta con una maglietta che inneggiava alla liberazione di Forti. Per ora è un ritorno. Per la libertà c’è ancora da aspettare.