di Antonella Coppari C’è Matteo Salvini, c’è Giorgia Meloni: a villa Grande, nuova residenza romana del Cavaliere, c’è anche Dudù, l’adorato barboncino in affidamento condiviso con Francesca Pascale. Non c’è, invece, Coraggio Italia, che si offende assai per il mancato invito. Annunciato, promesso e richiesto ecco il vertice del centrodestra: fra i tre leader riuniti, per la prima volta dopo un anno e mezzo, si dovrebbe discutere del deludente funzionamento della macchina, magari affrontare anche il tema nevralgico sul quale aveva battuto la leader di Fd’I: "Una sola coalizione, tre...

di Antonella Coppari

C’è Matteo Salvini, c’è Giorgia Meloni: a villa Grande, nuova residenza romana del Cavaliere, c’è anche Dudù, l’adorato barboncino in affidamento condiviso con Francesca Pascale. Non c’è, invece, Coraggio Italia, che si offende assai per il mancato invito. Annunciato, promesso e richiesto ecco il vertice del centrodestra: fra i tre leader riuniti, per la prima volta dopo un anno e mezzo, si dovrebbe discutere del deludente funzionamento della macchina, magari affrontare anche il tema nevralgico sul quale aveva battuto la leader di Fd’I: "Una sola coalizione, tre posizioni diverse nei confronti del governo". La faccenda invece viene sbrigata in quattro e quattr’otto: la prossima volta, convengono tutti, sarà opportuno individuare in anticipo, non all’ultimo momento, i candidati. A mezza bocca qualcuno ammette che se fossero anche "all’altezza" non sarebbe male. Berlusconi ci prova: "Giorgia, ma davvero non vuoi entrare in maggioranza?". "No, sono coerente".

I tre stabiliscono anche di vedersi d’ora in poi una volta a settimana, per fare il punto e soprattutto per muoversi all’unisono sulle diverse scadenze. Poi si passa al piatto forte: la presidenza della Repubblica. Il Cavaliere (che oggi partecipa al Summit Ppe a Bruxelles e incontrerà la Merkel) è da settimane attivissimo su quel fronte, vuole che nelle prime due o tre votazioni convergano sul suo nome centinaia di voti." Se sei convinto, se ci sono discrete possibilità non come candidato di bandiera ti sosteniamo", dicono gli alleati.

È probabile che un po’ speri davvero nel colpo grosso che laverebbe l’onta della cacciata dal Parlamento. Ma soprattutto di quei voti ha assolutamente bisogno per potersi poi sedere in veste di king maker al tavolo delle trattative in cui si scegliere il successore di Sergio Mattarella. Dunque, deve prima di tutto garantirsi fedeltà e unanimità da parte degli alleati. Non che abbia un’idea precisa. In fondo il solo nome su cui punta è comunque il suo. Tra una portata e l’altra però ci scappa anche l’ipotesi di Draghi presidente senza elezioni, e con Daniele Franco a Palazzo Chigi. Ufficialmente, nessuno ci trova nulla da ridire. In ogni caso l’impegno a restare uniti sulla sfida del Colle comparirà nero su bianco nel comunicato diramato al termine dell’incontro. Giorgia Meloni però ci tiene a chiarire un altro particolare: chiede che tutta la coalizione si schieri contro l’ipotesi di una riforma elettorale proporzionalista. A Forza Italia in realtà in questo momento il proporzionale converrebbe, probabilmente ormai anche a Matteo Salvini. Ma tenere unito il centrodestra per Berlusconi è la priorità e accetta. Anche Matteo ha una richiesta: incontri settimanali tra i ministri della Lega e quelli di Forza Italia. "Cominciamo la prossima settimana – spiega il Capitano – l’obiettivo è fare proposte comuni su tutto". A far da trait d’union con Draghi vuole essere lui. Anche in questo caso, il Cavaliere non pone problemi: il Colle prima di tutto.