Immagine di repertorio (Foto Marmorino/Newpress)
Immagine di repertorio (Foto Marmorino/Newpress)

Imola, 6 gennaio 2015 -  Ripreso in classe durante la lezione, con il telefonino di un alunno, mentre era alla lavagna a spiegare. Il tutto a sua insaputa. E scatta la denuncia. Siamo in una scuola superiore di Imola e ad aver presentato querela al commissariato di polizia è un docente di matematica a contratto che, dopo aver scoperto quanto era stato fatto in una classe prima, ha deciso di procedere per le vie legali, a metà dicembre. «L’ho fatto perché è stata lesa la mia privacy, ma anche perché è avvenuto in un contesto poco chiaro, dove già ci sono dei precedenti nei miei confronti – racconta il professore –. Prima di tutto, non mi ero accorto di nulla e dell’esistenza di questo video lo sono venuto a sapere durante un consiglio di classe. E il preside e il vicepreside avevano visionato il filmato».

A quanto pare, a farsi avanti, sarebbe stata la madre di un alunno che, trovato il filmato sul telefonino del proprio figlio, è andata dritta dal preside. Il filmato, c’è da dire, potrebbe non essere stato girato direttamente dal ragazzino, ma semplicemente inviatogli da altri compagni di classe. «Non so che fine abbia fatto quel filmato, non mi è stato fatto vedere e in Rete non ho controllato se fosse stato caricato su qualche sito internet – continua il professore –. Inizialmente credevo che fossero stati ripresi anche altri docenti, ma quando ho scoperto che il filmato riguardava solo me ho deciso di procedere perché ci sono altri precedenti». Episodi riferiti dal docente confluiti anche in una lettera inviata da lui stesso all’Ufficio scolastico provinciale. «I genitori dei ragazzi di due classi hanno fatto partire una petizione contro di me sostenendo che dia voti bassi e che non siano trasparenti, così come le verifiche». 

I genitori si lamenterebbero anche delle note disciplinari inflitte ai propri figli, «che io usi un linguaggio non adeguato in classe e che consenta l’uso del cellulare durante le prove scritte. Tutte accuse false – sostiene il docente –, ma che hanno convinto il preside ad aprire un disciplinare nei miei confronti senza nemmeno convocarmi per chiarimenti». In un episodio in particolare un’alunna «mi ha chiesto in classe, davanti a tutti se ero gay, ridendo». Riferiti i vari episodi alla dirigenza dell’istituto, secondo il docente non sarebbero state prese le dovute tutele nei confronti dell’insegnante che, di fronte all’ultimo episodio del filmato girato di nascosto, ha deciso di sporgere querela. «Tra l’altro il regolamento d’istituto vieta espressamente l’uso dei telefonini in classe», precisa. Infatti il regolamento dell’istituto in questione assegna ai docenti la facoltà di ritirare gli apparecchi, se trovati in uso agli alunni, pena la sospensione dello studente in caso di rifiuto. E in ogni caso «gli alunni non possono pubblicare e diffondere immagini realizzate in classe con protagonisti alunni e docenti», recita il regolamento minacciando provvedimenti disciplinari. Contattata la dirigenza scolastica sul caso, questa preferisce non commentare alcun episodio o chiarirne i contorni, salvo precisare che «sono state avviate tutte le verifiche interne del caso».