Il presidente Joe Biden nel suo studio alla Casa Bianca mentre firma le azioni esecutive che modificano alcune leggi di Trump
Il presidente Joe Biden nel suo studio alla Casa Bianca mentre firma le azioni esecutive che modificano alcune leggi di Trump

Cesare

De Carlo

Discontinuo? Non in politica estera, come ritenevano i governi alleati, amici e meno amici. Soprattutto nel commercio internazionale. Biden parla come Trump. E si comporta di conseguenza. Rimangono i dazi sull’acciaio. Colpiscono in primo luogo Canada, Brasile, Messico, Giappone, Germania. Rimangono i dazi sul Made in China. Una leva preziosa – spiega – per riequilibrare la bilancia dell’interscambio perché "sicurezza economica significa sicurezza nazionale". Restano le pregiudiziali sulla "globalizzazione sfrenata" nata dalle esenzioni concesse alla Cina da Clinton quando la volle nella World Trade Organization. Persino gli slogan si somigliano. Dall’America First al Buy American. E allora dov’è la differenza fra il cattivo Trump e il buono Biden? Nell’approccio, secondo l’Economist.

Trump andava avanti a testa bassa. Biden cerca di trascinarsi dietro gli europei e i latino-americani con le aperture su clima e Iran. In quale direzione? Verso un contenimento di quella Cina che, dopo averci strangolato economicamente, ci ha messo in ginocchio con il suo virus. "Dobbiamo ridurre la nostra dipendenza", dice Biden. Non era anche l’obiettivo di Trump quando tagliò la corporate tax dal 35 al 21% incoraggiando il rientro delle imprese? Ma c’è di più. Altre imprese americane disinvestono in Cina e investono in Vietnam, Bangladesh, India. Forse il regime comunista comincia a pagare per la maledizione che ci ha scaraventato addosso.