di Giovanni Rossi Era una firma, Mimmo Lucano. Anzi, era una griffe. Perché nelle nelle sue generalità di uomo del Sud – in quel mimmolucano da pronunciare tutto d’un fiato – stavano l’urgenza dell’azione solidale e un rivendicato fervore. Se Riace era un modello d’accoglienza, il suo sindaco ne era la faccia: un emoticon in carne e ossa da riversare fuori della Calabria. C’era un messaggio implicito nello sguardo del protagonista acclamato per chiara fama. Quella smorfia vagamente dolente subito pronta a trasformarsi in sorriso rappresentava naturalmente il format del riscatto; la parabola di un’emigrazione capace di inventarsi percorsi di rinascita e di aggregazione. Stop. Finito. Ad ascoltare la sentenza del tribunale di Locri, con bastonata da criminale in ascesa (neanche l’imputato fosse Lucky Lucano), il presente seppellisce il passato. "Per me è finita", dice lui. E col protagonista ridotto in...

di Giovanni Rossi

Era una firma, Mimmo Lucano. Anzi, era una griffe. Perché nelle nelle sue generalità di uomo del Sud – in quel mimmolucano da pronunciare tutto d’un fiato – stavano l’urgenza dell’azione solidale e un rivendicato fervore. Se Riace era un modello d’accoglienza, il suo sindaco ne era la faccia: un emoticon in carne e ossa da riversare fuori della Calabria. C’era un messaggio implicito nello sguardo del protagonista acclamato per chiara fama. Quella smorfia vagamente dolente subito pronta a trasformarsi in sorriso rappresentava naturalmente il format del riscatto; la parabola di un’emigrazione capace di inventarsi percorsi di rinascita e di aggregazione. Stop. Finito.

Ad ascoltare la sentenza del tribunale di Locri, con bastonata da criminale in ascesa (neanche l’imputato fosse Lucky Lucano), il presente seppellisce il passato. "Per me è finita", dice lui. E col protagonista ridotto in poltiglia, neppure il pubblico si sente troppo bene. Tolte le vendicative reazioni a destra, sorpresa e sgomento si fanno largo non solo tra i fan dell’uomo finito nella polvere, ma anche tra gli osservatori più distaccati. Possibile che quello di Riace fosse solo un mondo di malaffare rovesciato? Il palcoscenico di un primo cittadino dedito al crimine in fascia tricolore, aiutando sì il prossimo, ma solo per nascondere dozzinali trame politico-amministrative? Il mondo ricordava – forse ricorda ancora – un altro film. Quello di un sindaco ’contro’ capace di bucare i media con una gestione umana dell’emergenza migranti, suscitando sentimenti di speranza in un contesto respingente.

Una storia che scatta nell’altro millennio, quando nel 1999 questo perito chimico tornato in Calabria – dopo aver abbandonato gli studi in medicina e una cattedra da insegnante – dà vita assieme ad altri riacesi all’Associazione Città Futura intitolata a Don Pino Puglisi. L’obiettivo è riaprire le case abbandonate di Riace superiore, recuperare i mestieri artigiani di una volta, valorizzare un sistema articolato di ospitalità. La prima cooperativa si chiama “Il borgo e il cielo“ e tra i dieci lavoratori recluta due migranti. Una specie di prova generale. Così nel 2004, quando dopo un mandato da consigliere comunale di minoranza si propone come sindaco, Riace sposa il suo dinamismo, la sua visione di un borgo del Sud nei flussi della storia. Lucano conosce e si fa conoscere. Nel 2006 organizza il primo convegno dei Comuni solidali, cento amministratori in rete e tanta voglia di fare. Quando nel 2008 Lampedusa scoppia di migranti, Riace risponde. In volata, nel 2009, arriva la conferma a sindaco. Con mimmolucano Riace assurge a simbolo universale di solidarietà. Come quella ai comuni siciliani in subbuglio per gli sbarchi. Riace accoglie. Perché i migranti sono uomini.

Certo ci sono anche furbizia e folklore, come la raccolta dei rifiuti fatta con gli asinelli. O forzature per urgenza e necessità. Funambolismi e acrobazie, anche a costo di piallare procedure e commi. La vita umana prima di tutto. Su questo Lucano non transige e anzi un po’ se ne vanta, controcanto di trincea ai teorici dei respingimenti. Si fa amici molti amici, ovvio, ma anche parecchi nemici. Specie in politica e nella sua terra, dove la vecchia idea di Calabria ha trasversali cultori nell’ombra. I murales delle vittime di mafia sui muri di Riace non fanno piacere a tutti. Figurarsi un modello di integrazione che parte da casa&lavoro e trasforma i flussi migratori in risorsa. I progetti di accoglienza di Riace fanno scuola. Nel 2010 Lucano è eletto terzo miglior sindaco al mondo dall’associazione World Mayor. Il regista tedesco Wim Wenders gira Il volo, l’ultimo film di Ben Gazzara nei panni di un sindaco d’accoglienza. Il terzo mandato (2014) è inevitabile. Con oneri e onori. La rivista americana Fortune nel 2016 inserisce Lucano al 40° posto nella lista dei 50 leader più influenti a livello mondiale. Su Riace si accendono i fari delle grandi testate americane. Non sono le uniche a scrivere. Il prefetto di Reggio Calabria spedisce al Viminale recensioni meno positive paventando irregolarità diffuse. E Roma blocca i fondi. La Procura di Locri indaga e contesta una sfilza di reati. In sequenza arrivano destituzione, arresto, divieto di dimora a Riace, cangianti accuse multiple e una sentenza pesantissima. Sarà il prossimo grado di giudizio a decidere se mimmolucano eroe del mondo sia stato un’allucinazione collettiva o una vittima sacrificale della storia. Un santino laico ora comodo da strappare. Centinaia di migranti che a Riace hanno spiccato il volo un’idea forse ce l’hanno.