Inutile nasconderlo: sono stati momenti difficili. Tre ore consecutive senza poter vedere su Facebook cosa stanno mangiando gli amici al ristorante, o su Instagram l’ultima performance del nipote in triciclo; tre ore senza WhatsApp è mettere a dura prova la resistenza dell’uomo e della donna moderne. Chi dice che è stata una disintossicazione, che ci vorrebbe più spesso un black out, mente sapendo di mentire. O vuole farsi bello agli occhi del Papa che ha ammonito i giovani a non essere schiavi del cellulare. È vero: siamo schiavi. Adolescenti, adulti e anziani.

"Smanettiamo troppo£, ha detto Gattuso, uomo dal sapore antico. Ma ieri, proprio in quella lunga pausa della Rete, ci siamo sentiti paradossalmente in catene. Isolati. Nessun contatto con il gruppo con cui ci si trova fuori dallo stadio; nessun modo di avvertire il figlio in giro in motorino che sta per cominciare a piovere: lui alle telefonate mica risponde. E non si tiri fuori, per cortesia, l’interrogativo di rito: una volta come si faceva? A parte che "una volta" era ieri, si faceva molto male. Si pativa il caldo visto che non c’era l’aria condizionata; si metteva lo scaldino nel letto o il cappotto pesante perché nelle case ci si riscaldava in qualche stanza con le stufe a carbone. Fino a una ventina di anni fa non c’era neppure il telefonino, e il telefono fisso con i tasti era già parso una invenzione rivoluzionaria. Insomma, una volta non c’erano un sacco di cose. Con una enorme differenza rispetto alle carenze di oggi: che non sapevamo quello che avremmo potuto avere, perché non c’era. Si sudava e basta, perché il condizionatore non esisteva, non era guasto. Oggi sappiamo di poterci collegare con tutti in ogni momento, e quando non riusciamo a farlo andiamo in crisi di astinenza. Fra qualche anno ci mancheranno delle cose che oggi non esistono. Normale. Ma ieri è stata dura. Non vedremo mai il piatto che hanno mangiato gli amici, e il figlio è tornato a casa bagnato. Perché è piovuto lo stesso, anche se non siamo riusciti ad avvertirlo.