Siamo nella terra di mezzo tra l’uscita dalla pandemia e il ritorno alla normalità della vita per come l’abbiamo conosciuta nell’era del mondo "aperto". Giorno dopo giorno cadono limitazioni e divieti, blocchi e fermate. Il nostro Paese, come gli altri, si muove verso un’estate senza confini interni ed esterni. Ma se è meraviglioso passare da quello che è stato anche chiamato il tempo della post-libertà al tempo della libertà, è altrettanto doveroso richiamare, proprio in questo momento, il criterio della responsabilità individuale, innanzitutto sul versante dei vaccini, come bussola da utilizzare per evitare contraccolpi e ricadute in autunno.

Fino a oggi, in questo lunghissimo inverno del Coronavirus cominciato nel gennaio del 2020, abbiamo avuto lo Stato (e le Regioni) a dettare le regole dei comportamenti e delle azioni umane come mai avremmo pensato potesse accadere, soprattutto nel libero mondo d’Occidente. L’autorità pubblica è stata il nostro gendarme e la nostra balia, il regista delle vite di tutti noi e il gestore finanche dei nostri movimenti, delle nostre distanze, degli abbracci e addirittura delle manifestazioni più intime e personali di noi tutti.

Non si è trattato "solo" (si fa per dire) di mettere la mascherina, di non uscire la notte o anche il giorno, di non poter andare dai parenti e dagli amici a cena. No. Ci è stato indicato anche come potevamo e dovevamo essere relegati e isolati a casa quando la malattia è entrata e ha colpito uno dei familiari.

Ebbene, tutto questo apparato di regole e sanzioni, che, però, ci ha protetto dall’infezione e da una tragedia ancora più grande di quella che abbiamo vissuto e che ci ha portato via per sempre tantissimi nostri cari, sta venendo meno.

Ma, ugualmente, non possiamo e non dobbiamo dirci al sicuro per sempre. Anzi.

Solo che a differenza di quanto è accaduto fino a oggi, abbiamo il dovere di mettere in gioco, per difenderci, la nostra responsabilità individuale. Verrebbe da dire: meno Stato e più responsabilità di ciascuno di noi. Non possiamo e non potremo non sapere, infatti, che abbiamo i vaccini e che, dunque, chi non si immunizza lo fa a suo rischio e pericolo. Così come chi non adotta le misure minime di igiene non potrà più avere alibi nella mancata conoscenza delle conseguenze.

I comportamenti responsabili o avventati di ogni persona e di tutti noi, insomma, faranno sempre più premio rispetto al ruolo dello Stato come Grande Fratello maggiore. E sarà questo il tempo della nuova normalità.