Con il confetto Falqui bastava la parola. Con la giustizia basta una promessa. I 30mila euro (non denari) per la sua presunta corruzione, pare che il sottosegretario Siri li stia ancora aspettando. Nel frattempo, però, è arrivato l’avviso di garanzia. Doveroso. Come penoso, stantio, è il rituale politico che è seguito. È dagli anni di Tangentopoli che ci poniamo la domanda: un avviso di garanzia è appunto una garanzia, o è già di per sé una condanna?

Mediaticamente e politicamente la risposta reale, concreta, è diventata una sola: è già una condanna. Un’intera classe politica e relativa Repubblica sono state spazzate via sull’onda di indagini, arresti, titoli a nove colonne e indignazione generale per vicende finite nell’80 per cento dei casi con assoluzioni piene. Poco importa. Negli anni si è formata un’opinione pubblica guidata da una certezza granitica: i politici sono tutti ladri. Quando uno di loro è inquisito, dunque, è solo una conferma. Con una variabile, però: che gli avversari politici sono subito presunti colpevoli, mentre i tuoi sono sicuri innocenti.

Un doppio binario su cui viaggiano ora anche i super moralizzatori a 5 Stelle. Puri come i gigli finché non governavano da nessuna parte, e ora soggetti a loro volta al rapporto costi e benefici delle Procure. Per cui Raggi, Nogarin e tanti altri restano (giustamente) in sella, mentre Siri è degradato sul campo e deve andarsene prima ancora di dire la sua. Allora, buttiamo lì una proposta ai partiti e ai loro fiancheggiatori mediatici: sottoscrivete un protocollo, un’intesa, per stabilire una volta per tutte e per tutti quali siano gli step giudiziari che portano alla necessità di un passo indietro. Partendo dal significato delle parole: l’avviso è appunto un avviso, una condanna è una condanna.

Un avvisato, insomma, non è ancora condannato: sa solo di doversi difendere perché qualcuno (un pm) lo accusa. Se altri (i giudici) lo condannano, allora deve fare fagotto. Questo dovrebbe succedere in uno stato di diritto. Peccato che nella Repubblica fondata sugli avvisi, si continui ad andare a rovescio.