"Nennì, te piace ‘o Presebbio?". "Non me piace". Lucariello le provava tutte, ma al figlio Nennillo il presepe non piaceva proprio. Natale è passato, ma palazzo Chigi è ancora Casa Cupiello. E Conte non ha ancora messo a posto tutte le statuine che piacciono a Renzi, convinto che alla fine – comunque – il presepe non gli piacerebbe. Naturalmente a chi lo ha sentito ancora ieri sera, Renzi dice che Conte non ha fatto quasi nulla per fargli piacere il presepe. Sostiene che il premier gli ha chiuso la porta in faccia sia a ‘Porta a porta’ il 23 dicembre, sia nella conferenza stampa di fine anno

E nella prima settimana del 2021 ha mosso pedine che a noi, per la verità, sono sembrate interessanti: meno sussidi e più investimenti, raddoppiati i fondi alla scuola e quasi triplicati quelli per turismo e cultura, ha fatto capire che potrebbe prendersi un terzo dei 36 miliardi del Mes sanitario e che forse cederebbe a un uomo di sua fiducia la delega ai servizi di sicurezza.

Tante statuine nuove, ma a Renzi il presepe continua a non piacere. A suo avviso Conte ancora non propone un vero programma di governo: non chiarisce che vuole fare del reddito di cittadinanza, del Mes nella sua interezza, del sistema autostradale, non dice come pensa di utilizzare l’occasione irripetibile della presidenza italiana del G20 e tanto altro ancora.

Renzi respinge la nostra antica convinzione che solo con Conte fuori da Casa Cupiello il presepe gli piacerebbe. Vuole (ma lui non lo ammette apertamente) che il primo ministro vada al Quirinale con le dimissioni e faccia un nuovo governo con tutti i crismi. Conte non ci sta nella convinzione che una volta lasciato l’incarico, Renzi subordinerebbe la fiducia al governo solo se guidato da un altro premier.

Questa è la sostanza. Si aggiunga che il ragazzaccio toscano diffida profondamente di quelli che ritiene i cattivi consiglieri di Conte (D’Alema, Grillo, Bettini e Travaglio) che lo invitano a presentarsi alle Camere per sfidare a viso aperto Renzi e farsi aiutare semmai dai 'responsabili', pietra al collo di ogni governo. Renzi dice di non aspettare altro. Sa che all’opposizione guadagnerebbe voti e deve paradossalmente fronteggiare chi lo scavalca – come Teresa Bellanova – che ancora ieri considerava chiusa l’esperienza. ("Mi prendo gli insulti e Conte mi toglie pure un miliardo all’agricoltura"). Nessuno vuole perdere la faccia e non è escluso che all’inizio della settimana prossima il governo abbia due ministre in meno e una crisi in più.