Pare che ormai nessuno, come Matteo Salvini, abbia la capacità di riempire le piazze. Anche quelle della sinistra, però. Già, perché il paradosso che stanno vivendo i democratici è proprio questo e la riprova sono le 15mila persone, pardon sardine, strette gomito a gomito l’altra sera in piazza Maggiore a Bologna. Bisogna tornare a Enrico Berlinguer per ricordare un leader della sinistra in grado di infiammare i cuori rossi. I 15mila mobilitati dal movimento spontaneo all’insegna dello slogan #bolognanonsilega, hanno fatto più rumore di chi ha marciato verso il PalaDozza per contestare il leader leghista.

Eppure non si sono riuniti per sostenere qualcuno, ma contro qualcuno. Perché da troppo tempo è come se il popolo della sinistra fosse capace di scaldarsi e di scendere in strada solo quando individua il "nemico" da contestare: Silvio Berlusconi ieri, Salvini oggi. Ma i 15mila di piazza Maggiore, oltre a urlare al capitano verde che Bologna "non si lega e non abbocca", risvegliando l’orgoglio rosso della città e della regione (quest’ultima mai così a rischio di cambiare colore con le elezioni del 26 gennaio), hanno mandato un messaggio esplicito anche al Pd e al segretario Nicola Zingaretti, chiusi in questi giorni a palazzo Re Enzo a parlar di statuto: i militanti, i democratici appassionati, gli innamorati della politica dal basso esistono ancora e hanno bisogno di un trascinatore che sappia anche toccare le corde giuste degli elettori. Sono loro l’anima viva della sinistra, quella che alle kermesse ingessate nei palazzi preferisce rispolverare la storia e sfilare in strada. Ma se è vero che le sardine l’altra sera erano molte di più dei sostenitori leghisti al PalaDozza, c’è però sempre quella fetta silenziosa di votanti che non va nei palazzetti, ma poi vota e sposta gli equilibri. Umbria docet.