Non c’è bisogno di essere esperti d’informatica o di media per sapere che cos’è l’emoticon. Nulla a che vedere con l’ematologia o altro che riguardi il sangue come qualche tapino attaccato alle anticaglie della cultura classica potrebbe credere. No: trattasi della contrazione delle parole inglesi emotion e icon. Sono le faccette tanto care a chi si scambia messaggini: circoletti con due puntini per occhi e una boccuccia che ride, sta indifferente o piange. Una scuola modenese, evidentemente all’avanguardia, ha deciso si usare l’emoticon come codice di valutazione scolastica

In sintesi, la faccetta ride se tutto va bene, sta indifferente se è così così, piange se va male. Obietterete che è un codice troppo povero (anche se l’emoticon usato dagli esperti ha molte altre soluzioni, sempre con faccette varie). A scuola, la valutazione buono-sufficiente-insufficiente è troppo ristretta, sono necessarie altre sfumature, dall’eccellente all’inammissibile. E allora? Non andava bene il vecchio giudizio espresso in genere da un aggettivo (o, all’americana, da una lettera dell’alfabeto) al quale tuttavia si annetteva un più ampio giudizio? E se tale giudizio si annette ancora, a che serve l’emoticon? Ad apparire più moderni e informatically correct? E allora, gira e rigira non era più chiara, semplice, onesta, efficace ed espressiva la vecchia valutazione con punteggio dallo zero al 10 (e universitariamente dallo zero al 30)? Perché lo fate? Per apparire alle scolaresche e ai genitori più in, più cool, più trendy? 

È vero che a Modena stiamo parlando di bambini di prima elementare e della sola pagella del primo quadrimestre. Ma pensate a cosa potrebbe succedere se l’esperimento si allargasse (sta già accadendo in altre città italiane) e se lo stesso sistema venisse applicato nelle classi successive. Come volete che un ragazzino prenda sul serio un insegnante che, per dire che il compito di matematica fa, schifo, usa lo stesso simbolino che usa lui quando chatta con la fidanzatina, che ieri sera gli ha dato buca all’appuntamento, e lui per questo è tanto disperato?