Avere un padre e una madre, non è un’opinione: è un fatto, è la regola inflessibile della natura. Che poi a questa regola facciano eccezione (nella forma) dei nuclei familiari omosessuali, è altra cosa. Sempre e comunque da un maschio e da una femmina i loro figli nascono. Cancellare l’orrenda definizione genitore 1, genitore 2, roba che sa più di schedatura che di rispetto, non è affatto un’idea peregrina. Anzi. Non è il primo dei nostri problemi, certo, ma un tassello di un puzzle che non poteva sfuggire a Salvini, da sempre contrario a questa recente genialata. Del resto, i documenti, non sono un optional nella vita di un cittadino. Lo sa bene chi non li ha, che siano i sans papier in Francia, o i clandestini in Italia. È normale, insomma, che il ministro degli Interni voglia controllare la rispondenza tra le leggi e ciò che viene scritto (sostanza, non forma) sulla carta di identità. Anche nel caso degli uteri in affitto, dei relativi bambini e dei loro nuclei familiari. Ed è un bene che si voglia mettere ordine in una materia in cui regna l’anarchia: con le leggi che prevedono bianco, e con organi dello Stato che fanno nero. 
 
È altrettanto bene, però, essere realisti: se certe situazioni esistono, non si può far finta di niente. Allora, è giusto il ritorno a padre e madre, ma quando le cose non stanno così, può esistere in alternativa la definizione di genitore. Come in effetti è ora dopo la direttiva Salvini. Quanto ai figli minori nati all’estero da utero in affitto, beh, bisognerà trovare una quadra. Certo per l’anagrafe devono esistere, visto che esistono. Ma se una pratica è vietata in Italia non può essere un sindaco o un giudice a legalizzarla. Allora forse si dovrà inventare qualcosa, magari una iscrizione temporanea, senza che due genitori che non sono né padre né madre naturali o adottivi, abbiano anagraficamente questo status. Materie complesse, ovvio, delicate in cui non va mai dimenticato il bene supremo: la vita dei bambini. Ma i primi a non doverlo dimenticare sono i genitori. Che devono sapere che il loro mondo affettivo vive in un mondo giuridico e non in una giungla. E che una carta di identità è un documento ufficiale non una tessera a punti. Da supermercato.