Il vaccino per salvarci dal Coronavirus come la gara per lo spazio. E arrivano ancora prima i russi. Putin annuncia che i suoi scienziati lo hanno trovato, e lui lo battezza Sputnik V, come il satellite inviato nello spazio il 4 ottobre del 1957. Tre giorni dopo, l´ultimo Zar avrebbe compiuto cinque anni. Ma non ha scelto il nome in ricordo della sua infanzia. Ci annuncia la salvezza, e il suo trionfo. La Russia ci batte, è superiore nella ricerca scientifica. Lo Sputnik, parola che significa satellite in russo, fu scaraventato nella stratosfera di sera dalla base di Baikonour, in Kazakistan.

Le notizie viaggiavano lente, e il giorno dopo l’Occidente ebbe paura. Mosca stava per vincere la Guerra Fredda.

"L’abbiamo provato su una delle mie figlie", rivela Putin. Come dire, se non ho paura io, cosa temete?, non sono un padre crudele. Ma i russi non rispettano le regole, protestano gli scienziati nel resto del mondo, un vaccino va testato per almeno sei mesi, ad evitare danni collaterali. Chi ci assicura che il rimedio non sia peggio del male?

Crudeli e sleali come nel 1957. Un mese dopo, il 3 novembre, i sovietici lanciarono nello spazio il primo essere vivente, la cagnetta Laika. Morì dopo poche ore, sembra bruciata viva. Ma la sua fine era programmata: l’avrebbero avvelenata dopo dieci giorni. Nelle scuole italiane, i bambini scrissero temi commoventi sulla bastardina sacrificata dai cattivi comunisti. Come una cavia, ogni giorno uccise nei laboratori.

Il 5 ottobre, in prima pagina il “Messaggero” ignora lo Sputnik, e informa che l’Asiatica ha fatto 14 vittime solo nella provincia di Roma. Ma leggevano in pochi, e la radio era ottimista. Si continuò a vivere normalmente: alla catena di montaggio della Fiat si lavorava gomito a gomito. Niente mascherine, niente quarantena. L’epidemia fece 30mila morti. Gli italiani non avevano paura perché erano informati male. Bastava un’aspirina?

Inizia il boom, si preferisce sognare. In luglio è nata la Fiat 500, 490mila lire, la paga di dieci mesi per un operaio. Un caffè 50 lire, quasi il doppio di un giornale, un lusso per molti. Al cinema Alberto Sordi ci fa ridere in “Arrivano i dollari”, l´America è un mito, ricchezza e libertà? Oppure no, ci avverte Laika. Oggi sappiamo tutto in tempo reale, troppa in fretta. Che i russi vincano pure, se ci faranno vivere senza angoscia. Ma forse oggi le cavie siamo noi?