Solo sei mesi fa nessuno si sarebbe mai aspettato di poter vedere la bandiera statunitense e quella nordcoreana una accano all’altra, come sfondo del primo faccia a faccia tra un leader di Pyongyang e l’inquilino in carica della Casa Bianca. E invece ieri a Singapore Donald Trump e Kim Jong-un hanno fatto un pezzo di storia, all’interno di una cerimonia che ha visto strette di mano, pacche sulla spalla e persino la firma di una dichiarazione congiunta. Kim sorride, Trump parla, probabilmente entrambi convinti di aver sbattuto forte i pugni sul tavolo per poter arrivare a questo punto. Rispetto ai toni dello scorso anno, quando i due litigavano su chi avesse il bottone rosso più grande, pace sembra fatta, almeno tra di loro. Le modalità e le concessioni da fare da entrambe le sponde del Pacifico, per trasformare una piacevole giornata in un percorso politico sostenibile nel lungo periodo, sono però ancora da discutere. Kim promette la totale denuclearizzazione della Penisola, ma quale possa essere il prezzo per dismettere la tanto ricercata assicurazione sulla vita, chiamata arsenale atomico, sarà argomento di trattativa per i negoziatori che si incontreranno da qui in avanti. Allo stesso modo, Trump promette di dare garanzie di sicurezza alla Corea del Nord e annulla le esercitazioni militari con gli alleati al di sotto del 38° parallelo, ma si guarda bene dall’ipotizzare un qualsiasi ridimensionamento della presenza delle Forze statunitensi o della cooperazione militare con gli storici alleati nell’area. Questo perché, per quanto l’incontro a Singapore sia stato un tete à tete, di convitati di pietra ce n’erano più di uno. La Corea del Sud, per la quale il summit avrebbe potuto essere la consacrazione o la pietra tombale della scommessa politica del Presidente Moon. Il Giappone, che non ha mai fatto mistero di propendere per una soluzione più muscolare per risolvere in fretta e in via definitiva la minaccia nordcoreana. Dulcis in fundo la Cina, per la quale Kim è stato per molto tempo il vicino di casa fastidioso, ma che potrebbe ora essere riabilitato agli occhi del mondo e diventare così un nuovo interessante alleato all’interno della partita internazionale con gli Stati Uniti, che difficilmente potrà avere somma zero.