La gran moda di questi giorni è la green economy. Della quale esistono però almeno due versioni contrastanti. La prima consiste nell’arretramento: meno automobili, meno aerei, meno riscaldamento, meno industrie, e l’ambiente torna subito più vivibile e la nostra vita più scomoda. La seconda, invece, vorrebbe che la vita continuasse come oggi, ma inquinando meno. Quest’ultima strada, più interessante, è possibile, anche se oggi sembrerebbe di no.

Ricordo che l’ambiente genera spesso visioni distorte. Nell’800 erano tutti convinti che Londra sarebbe presto stata sommersa dagli escrementi dei cavalli delle carrozze. Poi sono arrivate le auto, e non è successo (ma è arrivato lo smog, e ci sono voluti anni per liberarsene). Ma qualcosa di utile si può fare. Va tenuto presente, però, che non si tratta di mettere un tappo alle ciminiere o di chiudere impianti. L’intero sistema industriale va rivisitato. Le automobili possono inquinare di meno e se ne può regolare l’uso con più intelligenza (nelle grandi città italiane, quando serve, il traffico viene chiuso). Gli impianti industriali più inquinanti vanno allontanati dalle aree urbane più popolate e comunque bonificati.

L’uso della plastica potrebbe essere eliminato nel giro di pochissimi anni, forse uno addirittura. Se tutto questo si può fare (e altro ancora) perché non si fa e perché periodicamente siamo qui a protestare contro l’inquinamento? Per una semplice questione di soldi. Ridisegnare il sistema industriale del pianeta e le nostre abitudini di vita costa miliardi e comporta all’inizio molti disagi: rivedere tutti gli impianti di riscaldamento di una grande città è impresa colossale. La moda green, insomma, dovrebbe diventare un modo di vita. Ma bisogna sapere che non sarà gratis.