Articolo 11 della Costituzione: "L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Giusto. Infatti, quando i nostri soldati partecipano alle missioni, cioè vanno a fare la guerra in qualche parte del mondo, le chiamiamo ‘missioni di pace’. Un’ipocrisia sopportabile. Quella che lo è meno è la pretesa di tanti di essere, e lo siamo, uno dei Paesi che con Stati Uniti, Inghilterra e Francia più contribuiscono alle forze multinazionali, e contemporaneamente di non investire in spese militari. Cosa che ci riesce perfettamente visto che dedichiamo al settore solo l’1,4% del Pil, contro una media del 2 della Unione Europea e di oltre il 4 degli Usa. Che infatti sono stanchi di fare il gendarme dell’Occidente, e battono cassa (invano) presso gli alleati, Italia compresa.

E meno sopportabile è pure l’ipocrisia pentastellare con cui la ministra Trenta auspica che la festa del 2 giugno, una festa tutta nostra, delle nostre forze armate, diventi ‘più inclusiva’ (?). O quella che induce il premier Conte a strappare applausi e lacrime giurando che rinuncerebbe volentieri a cinque fucili per sostenere una borsa di studio per la pace. Peccato che la pace costi quando bisogna difenderla in divisa e non con qualche drappo multicolore alle finestre. E le ‘divise’ futuristiche che alcune aziende italiane fabbricano per far lavorare meglio e con più sicurezza i nostri uomini, costano più degli anfibi di cartone con cui Mussolini mandò i soldati a combattere in Russia. Costano gli aerei, i carri armati. Costa addestrare un esercito di straordinari professionisti che in ogni terreno su cui si cimenta dimostra qualità e coraggio. Costa piangere i carabinieri di Nassiriya e i tanti loro colleghi a cui non sono bastate attenzioni e attrezzature per salvare la vita. Allora, visto che il 2 giugno viene dopo il 26 maggio, cerchiamo di vivere la festa con serietà. Sapendo che non vogliamo la guerra. Ma che non si può risparmiare su chi difende la nostra pace.