L’Italia è un paese che dispone di cinque polizie, una selva di centri di controllo e una magistratura attenta e pronta a indagare e a reprimere. Non dovrebbe quindi aver paura a intervenire, anche con misure straordinarie: se qualcuno dovesse uscire dai binari, non andrebbe tanto lontano.
Tutto questo per dire che possiamo permetterci di nominare dei commissari straordinari che facciano quello che la burocrazia impedisce di fare, scavalcando regole e cavilli. Anzi, forse sarebbe l’unico sistema. Ma non lo si fa. Perché? Due sono le ragioni. La prima: la burocrazia fa così paura che difficilmente un’autorità si azzarda a nominare un commissario, anche per aggiustare un tombino, con pieni poteri di intervento. Meglio stare dentro le regole, se poi si impiegano sei anni per un lavoro di sei ore, che importa? La burocrazia non ha fretta.
La seconda ragione è che è difficile trovare spiriti decisi, disposti a fare in appena sei ore quello che normalmente comporterebbe sei anni. Bertolaso era stato uno di questi, figlio di militari, aveva il piglio giusto. Ma ha passato anni sotto attacco dei politici e ha avuto grane giudiziarie a non finire, risolte (con la sua completa assoluzione) solo da poco, dopo anni di su e giù per i tribunali. Credo che non accetterebbe quell’incarico una seconda volta.

In teoria, gli italiani vorrebbero dei commissari straordinari, salvo cominciare a criticarli non appena li vedessero all’opera. Eppure, in materia avremmo una tradizione non da poco. Valga per tutti l’esempio di Lorenzo Valerio, nominato da Cavour commissario straordinario con pieni poteri prima ancora che le Marche fossero conquistate. Valerio, un imprenditore piemontese di idee liberali, fu poi utilizzato da Cavour in altre situazioni difficili, sempre con ottimi risultati. Il problema vero però è un altro, ed è inutile nasconderselo. Cavour stava facendo l’Italia e era intoccabile. Oggi, invece, la gente non si fida del governo, figurarsi dei suoi eventuali commissari straordinari.
Così stiamo diventando un paese che giorno dopo giorno affonda nella burocrazia. Tutto, o quasi, viene rispettato, ma niente viene fatto. E continuiamo a impiegare sei anni per fare un tombino e non so quanti per aggiustare il tetto di una scuola. Le buche nelle strade rimangono buche. E un migliaio di ponti autostradali non si sa nemmeno di chi siano. Ma in qualche polveroso registro, conservato chissà dove, ci sarà sicuramente scritto.