Forse sarebbe meglio smetterla di parlare di sostegno alle famiglie. Fino a oggi i mille annunci contenenti le parole ‘figli’, ‘famiglie’ e ‘aiuti economici’ sono miseramente naufragati. O si sono persi in tanti rivoli senza raggiungere l’obiettivo principale: rilanciare la natalità, riconoscere una reale equità fiscale a chi affronta la crescita dei figli, sostenere le generazioni più giovani e ridurre le diseguaglianze. L’ultima beffa è l’assegno unico per i figli. Entrato nelle bozze della manovra, è stato poi messo da parte per mancanza di fondi, con la promessa di imboccare la strada, solitamente lunghissima e incerta, della legge delega nel 2020.

Nella manovra resteranno i rivoli, appunto: i vari bonus bebè, mamma, baby sitter e diciottenni, gli assegni familiari (ma sono risibili), i congedi parentali. Dovrebbe esserci il bonus asili nido, ma se pensiamo qual è la percentuale di bimbi che accedono agli asili, verrebbe da dire che prima del bonus bisognerebbe costruire le strutture. Bene gli incentivi per i seggiolini, ma non risolvono la crisi delle nascite.
Tanti pacchetti insomma, che non incidono in maniera robusta ed equa sulla politica familiare. Per questo si era pensato all’assegno unico, poi naufragato. Chissà perché di fronte ai conti che non tornano, la prima a cadere è la famiglia. Sarà una scuola di pensiero. 

Affidiamoci allora alla legge delega, ma a questo punto potrebbe essere l’occasione per ragionare di famiglia in maniera innovativa. Intanto chiariamo che sostenere le coppie con figli non significa discriminare chi non ha figli, chi è single o chi è separato. La legge delega dovrà tenere conto di ogni tipo di famiglia. Chi ha più figli affronta più spese, certo, ma non tutti i single sono splendidi professionisti con l’attico. Servono compensazioni e attenzioni a ogni esigenza. C’è il genitore che cresce il figlio da solo, c’è il disoccupato (che magari non ha l’aiuto di un partner), c’è chi lavora in modo precario e chi si è separato e ha ricadute importanti sul reddito. La politica familiare è materia complessa, sicuramente. E va calibrata alle diverse esigenze della società. Per questo continuare con i bonus a pioggia – complicati da richiedere – o accendere battaglie ideologiche sulla natura della famiglia, non aiuta nessuno.