Buone notizie per coloro che si esaltano di fronte a una bottiglia di vino francese: a quanto pare il celeberrimo e apprezzatissimo Bordeaux vanta oggi livelli di qualità mai raggiunti in precedenza. È quanto sostiene un pezzo grosso del settore come Charles Sichel, responsabile del reparto esportazioni di Maison Sichel, cioè una delle maggiori dinastie di vinificatori francesi, ormai giunta alla sesta generazione.

PROCEDIAMO CON CALMA: COS'È UN BORDEAUX?

Si chiama Bordeaux quel vino prodotto dai vigneti situati in Aquitania, nei dintorni della città di Bordeaux (da cui il nome). I più famosi preso il grande pubblico sono i rossi, che costituiscono la netta maggioranza delle bottiglie prodotte e ne vantano di premiatissime, ma vengono vinificati anche eccellenti bianchi e rosati. Fra le varie cantine presenti in zona, quelle che accendono i sogni degli appassionati hanno nomi come Chateau Margaux, Chateau Mouton-Rotschild, Chateau Lafite-Rotschild, Chateau Yquem e Chateau de Malle.

LE RAGIONI DELLA QUALITÀ SENZA PRECEDENTI
Secondo Charles Sichel ci sono due grossi fattori che hanno determinato il raggiungimento di una qualità senza precedenti, nella produzione di Bordeaux: l'aumento della competizione a livello globale e l'accorpamento delle cantine locali. Nel primo caso i vantaggi prodotti avvantaggiano in particolare i consumatori che non possono permettersi di spendere un occhio della testa. Se infatti parliamo di bottiglie d'alta gamma, il Bordeaux è da sempre un faro imprescindibile. L'impennata della qualità ha invece riguardato quelle che hanno un costo medio-basso. Intervistato dai giornalisti del magazine britannico Drinks International, Sichel ha detto: “Sono assolutamente convinto che nella fascia di prezzo che va dai 5 ai 15 euro, i Bordeaux vincono la concorrenza del resto del mondo per rapporto qualità/prezzo, senza ombra di dubbio”.

MENO CANTINE UGUALE PIÙ QUALITÀ
L'altro fattore determinante è stato il progressivo accorpamento delle cantine sotto un unico proprietario: “Trent'anni fa c'erano trentamila produttori differenti, ora sono seimila. Siccome la superficie dei vigneti non è cambiata, questo significa che c'è stata una concentrazione delle proprietà, cosa che ritengo abbia contribuito all'aumento della qualità”. La ragione è presto detta: in linea di massima, dopo un'acquisizione i grandi nomi possono investire molto denaro nella cura delle vigne e nella riorganizzazione del processo di vinificazione. Stiamo parlando di cifre proibitive per i piccoli e medi produttori, che però garantiscono nel medio-lungo periodo vantaggi innegabili.

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