Roma, 2 giugno 2016 _ Il successo, con tanto di ovazioni, non è mancato e questo era ampiamente nelle previsioni. Il marchio Yes ha posto infatti una pietra miliare nella storia del rock sin dai primi '70. È comunque vero che lo spettatore che va a questo tipo di concerti deve fare i conti con gli anni che passano. Chris Squire, storico bassista del gruppo, è scomparso lo scorso anno. Jon Anderson non fa più parte della formazione perché la voce non è più quella di una volta. E allora le orecchie non potevano non mettere sotto esame il canto di Jon Davison e il basso di Billy Sherwood. Il primo si muove con onestà nel registro acuto previsto per le canzoni degli Yes, ma il timbro particolare di Anderson è un'altra cosa. L'altro ha una tecnica di alto livello che si nota sia nella parte ritmica sia melodica, tipica dei brani. Ma Squire in questo è stato un caposcuola. Così se si tiene conto di questi aspetti si può anche godere di un suono comunque inconfondibile sottolineato dalla chitarra di Steve Howe, leader incontrastato degli Yes 2016, dalla batteria di Alan White e dalle tastiere di Geoff Downes, dieci in tutto con l'aggiunta di una pedaliera.


Protagonisti del concerto che il gruppo ha tenuto al Teatro Olimpico di Roma (ultima tappa del tour europeo e preceduta dalle date a Padova, Milano e Firenze) due album suonati per intero, Fragile del 1972 e Drama del 1980. Quest'ultimo, meno noto e posto all'inizio della serata, mostra di essere un disco giusto per il palcoscenico. In Drama lo stile Yes è ancora molto marcato, ma punta dritto sulla canzone lasciando da parte il rock progressive. Che ha sua volta è il linguaggio caratteristico di Fragile con momenti strumentali in evidenza. A metà concerto è stata posta Owner of a Lonely Heart, incursione fortunata degli Yes negli anni '80 caratterizzati dal fiorire dei video clip. Il valore dei brani eseguiti dal vivo è tutt'ora solido e il gruppo fa di tutto per ricordarlo a un pubblico motivato (formato in particolar modo da persone dai 40 ai 60 anni di età). Basti pensare a Roundabout, che apre Fragile e che è un must della formazione. Ma anche a Mood for a Day e Heart for the Sunrise così come Machine Messiah e Tempus Fugit da Drama. Come bis è stato scelto Starship Trooper (da The Yes Album del 1971) a dimostrare come uno strepitoso Steve Howe e i suoi compagni possano ancora divertire e divertirsi facendo le rockstar, nonostante la carta d'identità.