ESTATI che non finiscono mai, caldo torrido, siccità. Sicuramente il clima non invoglia al consumo di vini rossi. Si parla di rivoluzione colturale in vigna (per adeguarsi al cambiamento climatico) ma la tropicalizzazione del clima fa cambiare anche gusti e abitudini di consumo, in Italia e in Europa. L’unica area geografica dove cresce la voglia di rosso è l’Oriente, e in parte anche in Usa e Canada. Cala invece drasticamente in Europa e soprattutto in Italia, dove la moda ‘bianchista’ ha preso il sopravvento. Lo confermano i dati di Nomisma-Wine Monitor diffusi al convegno per i 50 anni della doc Rosso Conero nell’ambito di Collisioni Marche. Gli italiani hanno bevuto più bianchi nel 2016: i consumi battono al fotofinish quelli dei rossi (40,6% bianchi fermi, 40,2% rossi fermi). All’estero va meglio grazie alla crescita (+50%) del prezzo medio negli ultimi 10 anni, ma – secondo l’analisi di Nomisma - per vincere occorre spostare l’obiettivo più a Est, dove la domanda corre. Con queste premesse quale futuro per il grande rosso simbolo delle Marche? Risponde Riccardo Cotarella, n.1 di Assoenologi: «Il Rosso Conero oggi non è un vino di moda e questo significa che avrà un successo più lento ma più solido. È un prodotto che non deborda e si distingue per le sue grandi doti di invecchiamento». Alberto Mazzoni, direttore dell’IMT-Istituto marchigiano tutela vini precisa: «Il Rosso Conero è nato grazie a produttori lungimiranti che sono andati controcorrente: hanno preferito il Montepulciano al Sangiovese e prodotto un rosso in un posto di mare.

Alberto Mazzoni Imt: "Abbiamo rivolto le strategie promozionali verso i Paesi emergenti"

Ora confidiamo in un ulteriore cambio di marcia per meglio seguire il sentiment del mercato». E il mercato dice che negli ultimi anni in alcuni paesi europei la domanda di rossi fermi si è fermata. In Germania i volumi globali sono calati del 7%, in Svizzera del )%, in Gran Bretagna del 10%. Mentre sono esplosi i consumi in Giappone (+26%), Cina (+25%) e Sud Corea (+16%). L’IMT quindi ha dovuto rimodulare le sue strategie. «Abbiamo intensificato – continua Mazzoni – le nostre azioni promozionali sui Paesi terzi emergenti, destinando circa il 40% dei fondi della misura Ocm Promozione a Cina, Giappone, Russia e India, ma senza dimenticare Stati Uniti e Canada». L’export enoico nazionale corre soprattutto grazie alle bollicine (in 5 anni cresciute del 118% contro il 18% dei rossi) ma questi ultimi – precisa Denis Pantini, responsabile Nomisma-Wine Monitor – «continuano a rappresentare il 41% di tutto l’export in valore di vino dall’Italia, compresi gli sfusi». Quindi…»I cambiamenti di mercato implicano necessariamente modifiche nelle strategie dei produttori di rossi italiani, il che non significa snaturare né il prodotto né le proprie tradizioni ma ragionare sul potenziale delle altre leve di marketing».