Firenze, 27 novembre 2017 - Trasmettere il savoir faire del lusso oggi è una necessità, nella produzione di abbigliamento e accessori e nelle vendite per fidelizzare il cliente. Come formare i giovani aprendo alle diversità dei talenti, con l'alternanza vera scuola/lavoro, tra lezioni accademiche anche di arte e inglese e francese  tecnico e l'immersione nei laboratori a "sporcarsi le mani" accanto ai Maestri artigiani.

Adesso si può anche in Italia grazie al gruppo Louis Vuitton Moet Hennessy che oggi ha inaugurato l'Istituto dei Mestieri d'Eccellenza Lvmh a Palazzo Pucci, a Firenze, nella candida Sala da Ballo del palazzo rinascimentale dove sfilava il Marchese Emilio e dove fino ad alcuni mesi fa era lo studio stilistico della maison, ora trasferito a Milano. Ma da oggi Palazzo Pucci rivive nelle sale restaurate da Cristina e Laudomia Pucci, come la magnifica Vivara Room e in quelle dove brillano gli abiti che hanno conquistato il mondo col colore e la fantasia, come sede dell'Ime e di  questo progetto educativo di grande valore, un corso di formazioni gratuito per tramandare alle giovani generazioni quel saper fare che è l'orgoglio d'Italia e di Firenze in particolare.

Quattrodici ragazzi infatti, dodici femmine e due maschi, dopo una attenta selezione sono i protagonisti del primo corso di pelletteria dell'Ime gemellato con il Polimoda, che si articola in 450 ore di lezioni didattiche tra il polo della scuola a Scandicci e la sede in via Curtatone e 350 ore di pratica in atelier accanto ai maestri artigiani che tramandano incredibili saperi nelle sedi dei marchi del gruppo LVMH di Bernard Arnault che hanno la produzione d'ecellenza nella cintura intorno a Firenze, presso le manifatture di Fendi, Celine, Christian Dior, Loro Piana e Louis Vuitton. Analoga formazione è stata varata anche per la gioielleria a Valenza, con  la partnership con For.Al col Master Class Ime nella splendida nuova sede di Bulgari..

“Mani, creatività, giovani: queste parole sono molto vicine al mio cuore - ha detto Laudomia Pucci. Vicepresidente e direttore immagine di Emilio Pucci - e lo erano anche a quello di mio padre Emilio che amava definirsi sarto e artigiano. Con l'Ime intendo onorare le radici del nostro marchio”. In un ottimo francese ha portato il suo saluto e il suo sostegno il Sindaco Dario Nardella. “Questo è il primo evento di un lungo cammino che legherà sempre di più Firenze e la Francia, come ai tempi di Caterina de'Medici - dice Nardella - e coglie nel cuore della nostra identità. Il creativo è artigiano e l'artigiano è creativo. Come ai tempi delle antiche botteghe del Rinascimento. Dopo tanti secoli riscopriamo l'attualità della creazione giovanile, ritroviamo il coraggio di riaffermare quanto la nostra Europa ha prodotto. Creare una scuola di artigiani - conclude il sindaco - è la cosa più rivoluzionaria e coraggiosa che si possa fare”.

Nardella ha anche ribadito come Emilio Pucci e Firenze sia un binomio che non si potrà mai esaurire. Poi parte il video col presidente e patron del gruppo Lvmh Bernard Armault che dice “io sono appassionato del lavoro artigianale”, e si racconta come dal 2014 l'Ime sia decollato in Francia e come oggi vanti già 300 apprendisti, il 65% dei quali stanno già lavorando nelle aziende dell'impero del lusso. “Puntiamo a una creatività senza frontiere”, dice Chantal Gaemperle vice presidente esecutiva risorse umane mondo, davanti a Gabriella Scarpa, presidente Lvmh Italia, Bona Frescobaldi, Vittoria Gondi, Eugenio Alphandery, Lorenzo Bini Smaghi, Raffaello Napoleone, Ferruccio Ferragamo, Danilo Venturi e tutti gli studenti già in stage che finiranno a luglio e riceveranno a qualifica professionale della Regione Toscana di Addetto alle operazioni di realizzazione dei prototipi di pelletteria e il Certificato d'Eccellenza dell'Ime.

“L'Italia è la seconda patria di Louis Vuitton - spiega Antonio Belloni, direttore generale del Gruppo Lvmh -  e tutte le nostre 70 maison tengono alla formazione dei giovani. Il ruolo italiano nel tessuto produttivo è fondamentale come quello della pelletteria nell'hinterland di Firenze perchè una borsa fatta qui è diversa da tutte le altre al mondo. Vogliamo recuperare l'importanza della manualità nel mondo abbiamo 132.000 addetti, in Italia 8000, l'avvenire nei brand è nelle mani di questi bravi giovani”.

Belloni ha ricordato tra gli investimenti fiorentini, quello nel Chianti per il nuovo sito produttivo di Celine e quello di Fendi a Bagno a Ripoli dopo l'acquisizione di una fornace dismessa.