Roma, 13 agosto 2017 - «Di una cosa sono sicura: molti profughi sono attratti dalla certezza che ci sono tante navi a fare soccorsi nel Mediterraneo... E per le Ong è fondamentale l’attenzione mediatica». Le critiche di Linda Polman nascono dall’esperienza personale. Giornalista olandese, ha lavorato per anni in missioni di peace-keeping in Africa e Haiti. Una realtà che riassume nella formula ‘industria della solidarietà’: «Un business da 150 miliardi di dollari l’anno». E sui salvataggi in mare avverte: «Pochissimi quelle delle Ong, la maggior parte la fa la Guardia costiera italiana».

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Come funziona il sistema delle Ong e degli aiuti umanitari?

«Quella delle organizzazioni non governative è diventata una vera industria. La chiamo ‘industria’ perché il 90% delle Ong dipende direttamente dai finanziamenti dei governi. Esistono grazie ai soldi dei governi. E devono attenersi alla loro agenda».

Quindi non sono tanto ‘non governative’?

«Se sei un’organizzazione umanitaria, dovresti essere totalmente indipendente. Una delle poche che non accetta soldi dalle istituzioni è Medici senza frontiere. Invece le altre... servono ai governi per portare avanti le proprie politiche. Vedi Oxfam: la maggior parte dei soldi arriva dai governi inglese, olandese e tedesco».

Di quanti soldi parliamo? A quanto ammonta il valore di questa ‘industria’?

«Il business globale degli aiuti allo sviluppo vale 150 miliardi di dollari l’anno. La parte degli aiuti umanitari è intorno ai 15-17 miliardi. Le Ong rientrano in questo business miliardario, spendendo molto soprattutto in comunicazione e pubblicità».

Quanto è importante il lavoro delle Ong?

«Il fattore propaganda è fondamentale nell’economia delle Ong. Deve passare il messaggio che senza di noi l’Africa non esiste. È proprio il loro modello di business. Hanno bisogno di ‘clienti’ in Africa, di vittime: è funzionale far credere che tutti vivano in campi profughi o siano affamati, che sia pieno di bambini soldato».

L’Italia ha varato un codice di condotta per le Ong che fanno soccorsi nel Mediterraneo. Che tipo di organizzazioni sono?

«Le Ong fanno una piccola parte, il 40%, dei soccorsi in mare. Il grosso lo fa la Guardia costiera italiana. Ma nell’attenzione mediatica passa il messaggio che sia merito delle organizzazioni umanitarie. Io sono convinta che molti profughi sono anche attratti dalla certezza che in mare ci sono tante navi a fare soccorsi...».

Alcune Ong sono accusate di collaborare con gli scafisti...

«Sono molti i modi con cui le Ong collaborano coi poteri locali. Nei Paesi in guerra devono quasi ‘comprare’ il diritto a entrare in certe aree per assistere le vittime, contrattando spesso coi signori della guerra. Una situazione leggermente diversa rispetto al Mediterraneo. Le accuse sono da provare, ma appunto si tratta di presunti contatti con i trafficanti. Non è come chiedere il permesso a entrare in un campo profughi...».

Matteo Renzi, segretario del Pd, principale partito del centrosinistra in Italia, ha detto: «Aiutiamoli a casa loro». Ma cosa vuol dire davvero?

(ride) «Ah, non c’è dubbio che sarebbe la soluzione migliore se restassero nei loro Paesi! Ma la gente è sempre partita dall’Africa verso l’Europa, di nuovo c’è il grande panico che agita i Paesi occidentali. E infatti parliamo di ‘crisi’».

Chi dovrebbe aiutarli ‘a casa loro’?

«Innanzitutto: ma hanno davvero bisogno di aiuto? In realtà una percentuale minuscola di persone vuole raggiungere l’Europa. Pochissimi sono vittime di guerre; il 99% degli africani vive la sua vita, lavora, porta i figli a scuola. Casomai pensiamo ad aiutare i profughi, magari smettendo di vendere armi e alimentare conflitti».