Bologna, 19 marzo 2017 - Cominciamo oggi un viaggio nell’occulto, passione nascosta per milioni di italiani. Un viaggio all’inferno, non solo perché c’è di mezzo il diavolo ma per la sofferenza che provoca. I personaggi di quest’inchiesta girano attorno a poche parole chiave: soldi, potere, sottomissione ma anche vergogna. Sì, la vergogna delle vittime. Quelle che si battono ad esempio per reintrodurre il reato di plagio ma poi non riescono ad affrontare la confessione pubblica. Prima soggiogati per mesi, addirittura per anni. Quando riemergono, si colpevolizzano e si sentono stupidi. Si tormentano: "Ma come ho fatto a cascarci?". 
In Italia, sulla carta, sono almeno una decina le associazioni che danno assistenza alle vittime dell’occulto. Sacerdoti e laici fanno un lavoro spesso sotterraneo, lontano dal clamore. Ma nel corso degli anni si sono registrate defezioni eccellenti. Forse perché bisogna mettere in conto troppi guai. 
 
Magia. Clicchi sul link che pubblicizza cartomanti e scopri cose dell’altro mondo. Ma qui di occulto c’è davvero poco, è tutto terribilmente esplicito. La sfera di cristallo è solo l’inizio. Poi nella pagina esplode una rete di annunci a luci rosse con immagini che non lasciano nulla al mistero. Clic su clic, alla fine si compone un triangolo: esoterismo-gioco-sesso. Il collante: i soldi, tanti soldi. Garantiti dalla dipendenza. Dalla lettura dei tarocchi all’azzardo - sarai proprio tu a comprare i numeri vincenti? - alle hot line. Una catena. Un vortice. La promiscuità è così asfissiante che tante pubblicità di numeri magici sono costrette a chiarire «no telefono erotico».
 
Benvenuti nel mondo dell’ occulto in rete, la frontiera più sfacciata (e incontrollabile) del fenomeno. Il mago che riceve in casa, fa le carte e promette felicità con i riti delle candele e i talismani fatti a mano? Quasi archeologia. Oggi a sbancare il tavolo sono i franchising, i call center on line (ascolta l'audio di una telefonata). Assolutamente legali. Basta avere una partita Iva e appoggiarsi a un centralino virtuale, che abbatte i costi e ti collega al mondo. E fare tanta tanta pubblicità, come raccomandano gli esperti che si sono buttati sul business e confezionano siti accalappiaclic e clienti. Regola numero uno: usare le parole chiave ‘dettate’ da Google, alla fine il mago più potente che ci sia. Pagamento con 899 in bolletta o con carta di credito.
 
Naturalmente tutti promettono amore – da ultimo molto gettonato il filone gay – salute, successo, potere, scudo a invidie e malefici. C’è chi si addentra nella magia nera e nei riti voodoo. Serietà, una delle parole più ripetute. Le tariffe, da 25 centesimi a un euro, "Iva inclusa"; c’è chi propone 20 minuti a 10 euro, molte promozioni e saldi con sconti del 30%. Tantissimi annunci evocano la Svizzera, molto più discreta su fisco e società. Il consiglio della cartomante d’esperienza: non fidatevi di quelli che vi vogliono vendere un "improbabile e costosissimo corso per prendere un attestato ufficiale". Non esiste il diploma, con quella cosa lì "ci nasci". E se proprio ti stanchi di non avere risultati, ecco qualcuno pronto a venderti il manuale per la magia fai da te.
 
Alla fine il mago è diventato imprenditore, "o mettendo su call center o ampliando i suoi servizi, creando ad esempio gruppi dove si praticano anche altre attività esoteriche. Così riesce a coinvolgere la fascia benestante della società. Un sincretismo di discipline, tutte usate per dare quel benessere che è un bisogno naturale dell’uomo. Qui però è a pagamento". L’analisi è di Lorita Tinelli, psicologa forense e fondatrice del Cesap, il centro studi abusi psicologici che collabora con le forze dell’ordine e garantisce informazioni gratuite e aiuti degli specialisti. Nei call center, sostiene, "finiscono anche disoccupati e studenti, ne ho conosciuti. Tempo fa ci ha contattato un’impiegata, aveva fatto un mutuo per pagarsi le telefonate. Ormai sentiva l’esigenza di chiamare ogni giorno".
 
I siti svelano un’Italia stregata e dipendente. Ci cascano tutti, anche i vip. Ogni anno le statistiche ci ricordano che spendiamo più soldi per i maghi che per i libri. Papa Francesco mette in guardia – "non fatevi leggere le carte, sono stupidaggini"; "le streghe non esistono" – ma le tv e le cosiddette riviste specializzate sono piene di annunci e rubriche seguitissime. Il fatturato (fiscale) è impossibile da definire. I circuiti dell’occulto sono come certi supermercati, aperti h 24 sette giorni su sette. Gli operai della magia web fanno i turni. Lavorano da Trento a Palermo, magari sotto lo stesso marchio magico, con orario nome e codice. E lo Stato che fa? Finché non sono provate truffa o circonvenzione d’incapace, in sostanza chiude gli occhi. L’Istat incasella "astrologi e spiritisti" tra le "altre attività di servizi per la persona nca", non classificate altrimenti, insieme a bagnini e lustrascarpe, per dire. Anche qui c’è un codice, 96.09.09.
 
Ma quanti sono gli operatori dell’occulto e soprattutto quanti sono i clienti? Per Massimo Introvigne del Cesnur "otto milioni di persone si rivolgono più o meno regolarmente in Italia" a indovini e veggenti. Nel 2014 se ne calcolavano 13 milioni con 160mila operatori dell’occulto e 30mila prestazioni al giorno, costo medio tra i 50 e i mille euro, 8,3 miliardi di fatturato. Ma oggi, soprattutto con l’esplosione del fenomeno in rete, è difficile farsi un’idea precisa. Maria Carla Bocchino – la superpoliziotta che dirige fra l’altro la squadra antisette - ammette: " Il dato non esiste, non potrebbe essere diversamente. Ci accuserebbero di fare schedatura di pensiero. I reati possibili nel mondo della magia? Il classico è la truffa. Poi la circonvenzione d’incapace, perché sono cose a pagamento. Gli strumenti? Amministrativi. Una volta abbiamo identificato un soggetto che pubblicizzava l’accensione di candele a 400 euro l’una, neanche fossero d’oro. Le produceva per il rito della Candelora. I clienti erano persone adulte e coscienti, in quel caso non puoi fare nulla. Siamo andati a controllare le autorizzazioni. Il laboratorio non era in regola. La multa è stata così salata che alla fine quel tipo ha dovuto chiudere bottega".
 
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