Acqua fresca nel deserto (Foto: ugurhan/iStock)
Acqua fresca nel deserto (Foto: ugurhan/iStock)

Da diverso tempo il MIT (Massachusetts Institute of Technology) e l'Università della California Berkeley stanno sviluppando una macchina capace di produrre acqua fresca potabile dove non ce n'è, come ad esempio nelle aree desertiche. Il dispositivo, che funziona con il semplice apporto dell'energia solare, era già stato testato su un tetto del MIT con risultati promettenti, ma ora ha superato anche la prova del nove nel primo test sul campo, condotto nel deserto dell'Arizona, dove era più facile che qualcosa potesse andare storto.



IN SINTESI: COME FUNZIONA IL MACCHINARIO
Come spiegato nel video qui sopra, il componente chiave è una polvere di MOFs (dall'inglese "metal organic frameworks"), un materiale estremamente poroso che funziona in pratica come una spugna, intrappolando al suo interno le molecole d'acqua presenti nell'atmosfera. Di solito quest'operazione avviene di notte, quando l'umidità dell'aria è maggiore anche negli ambienti molto secchi. Di giorno, la luce solare riscalda i MOFs, permettendo all'acqua di liberarsi e accumularsi sulle pareti del condensatore, pronta per essere raccolta e bevuta subito, senza bisogno di ulteriori filtraggi.

ACQUA NEL DESERTO
Il primo collaudo all'aperto in condizioni estreme è stato condotto a Scottsdale, in Arizona, dove l'umidità relativa precipita da un picco del 40% durante la notte a un minimo dell'8% nel corso del giorno. L'esperimento nell'asciuttissimo deserto americano ha confermato quanto ci si attendeva, ossia la possibilità di raccogliere 200 ml di acqua fresca per ogni chilogrammo di MOFs. Al momento la tecnologia sfrutta lo zirconio, che è un metallo di transizione molto costoso; tuttavia il team ha già sperimentato una polvere a base di alluminio MOF-303, che è circa 300 volte più economico e può catturare il doppio dell'acqua nei test di laboratorio.

FINO A QUI TUTTO BENE
Applicando il nuovo materiale all'attuale macchinario, gli scienziati stimano che si possano produrre 3 tazze di acqua al giorno, più o meno la metà dell'apporto giornaliero di liquidi necessario a un essere umano. I risultati degli esperimenti condotti finora dimostrano inoltre che è possibile ottenere più acqua aumentando semplicemente la quantità di MOFs. Per questo motivo, il team spera di arrivare presto alla produzione su larga scala, magari con l'aiuto di qualche partner, al fine di risolvere l'emergenza idrica in molte zone del mondo. "C'è stato un enorme interesse per la commercializzazione e ci sono già diverse startup impegnate nello sviluppo di un dispositivo commerciale per la raccolta dell'acqua", ha detto uno dei ricercatori.

I dettagli dello studio sono stati pubblicati su Science Advances.