Il team Luna Rossa festeggia dopo la vittoria nella Prada Cup contro Ineos Uk
Il team Luna Rossa festeggia dopo la vittoria nella Prada Cup contro Ineos Uk
di Paolo Grilli E’ tempo di battersi per la ‘vecchia brocca’, quell’America’s Cup che da sola può contenere quasi tutti i sogni dei velisti in giro per il mondo. Ad Auckland non c’è più il lockdown del grado più restrittivo, così il Team Emirates New Zealand e Luna Rossa possono rituffarsi in acqua e sfidarsi per il trofeo più importante del mare, giunto alla 36esima edizione. Sia il ‘defender’ che come tradizione gioca in casa, sia il ‘challenger of record’ italico vogliono recuperare un po’ del tempo perduto, dopo essere stati costretti a rimanere...

di Paolo Grilli

E’ tempo di battersi per la ‘vecchia brocca’, quell’America’s Cup che da sola può contenere quasi tutti i sogni dei velisti in giro per il mondo.

Ad Auckland non c’è più il lockdown del grado più restrittivo, così il Team Emirates New Zealand e Luna Rossa possono rituffarsi in acqua e sfidarsi per il trofeo più importante del mare, giunto alla 36esima edizione. Sia il ‘defender’ che come tradizione gioca in casa, sia il ‘challenger of record’ italico vogliono recuperare un po’ del tempo perduto, dopo essere stati costretti a rimanere incollati davanti alle rispettive basi nella baia di Hauraki. Non solo il Covid, anche l’allarme tsunami – scattato dopo un terremoto al largo della terra dei ‘kiwi’ e poi rientrato – ha costretto gli equipaggi a restare immobili. Ce ne sono stati di contrattempi in quest’edizione della Coppa America, ma questa non è una novità assoluta. Basti pensare al 2007, quando la Louis Vuitton Cup per trovare il ‘challenger’ che avrebbe sfidato i campioni di Alinghi nella Coppa America proprio non ne voleva sapere di procedere a causa dell’assenza di vento. O più recentemente al 2010, quando il duello fra Alinghi e New Zealand partì a colpi di carte bollate, fino alla sentenza della Suprema Corte dello Stato di New York che ordinò di fare un’unica finale fra Alinghi e Oracle al meglio di due regate, sempre a Valencia. Ebbero la meglio gli statunitensi di Larry Ellison.

Tornando a questa America’s Cup ai nastri di partenza, va sottolineato come New Zealand, com’è normale che sia per chi detiene il trofeo, non abbia sin qui gareggiato e non possa quindi contare su quella esperienza che solo la competizione vera può dare. Ma si sa quanto i neozelandesi siano abili nel match race, dei veri e propri fuoriclasse. Sfida incerta, da mercoledì (le 4 del mattino in Italia, diretta Sky, si gareggia con una doppia gara ogni due giorni fino a che una delle due barche non arriva a 7 vittorie), o forse già segnata. Già, ma a favore di chi? Lo skipper di Luna Rossa, Max Sirena, da Auckland, garantisce che i suoi "ce la metteranno tutta"; il timoniere alterno (com’è stato soprannominato, vista la concomitante presenza a bordo del fuoriclasse australiano James Spithill), Francesco Bruni, palermitano doc, è pronto a urlare ancora "forza Palermo" a fine regata. I bookmakers pensano però a un trionfo dei padroni di casa. I neozelandesi, infatti, sono avanti rispetto a Luna Rossa per Sisal Matchpoint che propone New Zealand vincente a 1,50, mentre un successo degli italiani si gioca a 2,50. Non si discostano troppo le quote di Snai: New Zealand in trionfo sempre a 1,50, mentre Luna Rossa paga 2,40 la posta giocata. Gli analisti di Stanleybet.it, invece, danno qualche chance in più all’imbarcazione nostrana a 2,05 contro l’1,70 degli avversari.