di Leo Turrini Dici Svizzera e la Storia Azzurra ti rimanda ad un debito di gratitudine. Era l’11 novembre del 1945. La guerra era finita da poco e l’Italia, uscita tra le macerie dal conflitto, era sottoposta alle sanzioni. Nessuna Nazionale poteva giocare una partita ufficiale contro i nostri campioni. Tranne la Svizzera, paese neutrale. Allora Vittorio Pozzo, il ct, fece una...

di

Leo Turrini

Dici Svizzera e la Storia Azzurra ti rimanda ad un debito di gratitudine.

Era l’11 novembre del 1945. La guerra era finita da poco e l’Italia, uscita tra le macerie dal conflitto, era sottoposta alle sanzioni. Nessuna Nazionale poteva giocare una partita ufficiale contro i nostri campioni. Tranne la Svizzera, paese neutrale. Allora Vittorio Pozzo, il ct, fece una telefonata: accettavano i rossocrociati di affrontare quelli che erano pur sempre i campioni del mondo in carica, in virtù del titolo del 1938?

L’avventura degli Azzurri ricominciò così. A Zurigo. Fu un match spettacolare. Finì 4-4 e assieme ai Piola e ai Biavati, reduci dell’era fascista, Pozzo schierò i nuovi assi del Grande Torino.

Tra loro c’era anche Valentino Mazzola, il papà del Sandrino interista. Prima del disastro di Superga, Mazzola senior fece in tempo a segnare un gol contro gli elvetici, in un 5-2 del 27 aprile 1947.

Valentino fu molto complimentato per quella rete. Non poteva immaginare che oltre trent’anni dopo suo figlio avrebbe firmato una prodezza unica, proprio contro la Svizzera.

17 ottobre 1970. Prima uscita post Mexico dei vice campeao do mundo, come amava scrivere Gianni Brera. Stadio di Berna, pieno zeppo di immigrati italiani, affluiti sugli spalti per rendere omaggio a Gigi Riva.

Solo che Rombo di Tuono non toccò palla.

Un terzino ticinese, Boffi di cognome e postino di professione, non gli concesse nulla. Davide che abbatte Golia, al solito.

"Stavamo perdendo 1-0, era solo una amichevole ma io li vedevo i nostri connazionali, avevano le lacrime agli occhi - ha raccontato Sandro Mazzola -. Non potevamo deluderli in quel modo. Così a pochi minuti dalla fine presi il pallone fuori area, feci sei palleggi senza lasciarlo mai cadere e trovai l’angolo giusto.

Il mio più bel gol in Nazionale, forse persino più bello di quello di papà nel 1947... ".

Sono piccole grandi favole italiane. Fiabe azzurre. Speriamo di viverne un’altra stasera. Perché no?