di Doriano Rabotti L’urlo di Sinisa si sente più forte nel vuoto pnemautico del calcio senza tifosi. Lo sfogo televisivo di Mihajlovic contro gli arbitri e soprattutto contro Sky, dopo la sconfitta interna contro il Sassuolo che ha fatto tramontare i sogni d’Europa del Bologna, il giorno dopo rimbomba soprattutto tra i corridoi dei social, prendendo forza come fa sempre l’onda virale: e non vale un gol, ma la maggior parte dei commenti è dalla parte del serbo. L’attacco al palazzo arriva nel secondo tempo dello sfogo che l’ha già fatto entrare nella galleria dei video virali, la parte in cui si è scagliato contro la trasmissione Sky Calcio Club condotta da Fabio Caressa, che non viene citato per nome, ma indicato come "quello piccolino marito di Benedetta Parodi", e qui la mente torna al ‘bassottino’ con cui Cesare...

di Doriano Rabotti

L’urlo di Sinisa si sente più forte nel vuoto pnemautico del calcio senza tifosi. Lo sfogo televisivo di Mihajlovic contro gli arbitri e soprattutto contro Sky, dopo la sconfitta interna contro il Sassuolo che ha fatto tramontare i sogni d’Europa del Bologna, il giorno dopo rimbomba soprattutto tra i corridoi dei social, prendendo forza come fa sempre l’onda virale: e non vale un gol, ma la maggior parte dei commenti è dalla parte del serbo.

L’attacco al palazzo arriva nel secondo tempo dello sfogo che l’ha già fatto entrare nella galleria dei video virali, la parte in cui si è scagliato contro la trasmissione Sky Calcio Club condotta da Fabio Caressa, che non viene citato per nome, ma indicato come "quello piccolino marito di Benedetta Parodi", e qui la mente torna al ‘bassottino’ con cui Cesare Maldini, all’epoca ct della nazionale, apostrofò il cronista della Rai Enrico Varriale.

L’accusa comunque era un’altra, al di là dei toni diretti sconfinati sul personale: quella di aver parlato solo dell’Inter domenica sera, dopo la vittoria del Bologna a San Siro. "Sembravate Inter Channel, una vergogna", la sintesi delle parole di Mihajlovic, alle quali poco dopo il conduttore Alessandro Bonan, in diretta, ha risposto stemperando un po’ i toni. Per Sky la cosa ufficialmente è finita lì perché ieri non sono arrivate altre comunicazioni, dalla pay tv che finanzia il calcio e versa i diritti anche al Bologna.

All’espulsione sul campo ieri si è aggiunta la squalifica per una giornata, per avere "contestato una decisione arbitrale e, all’atto della notifica del provvedimento di espulsione, rivolto al quarto ufficiale espressioni offensive", con l’aggiunta di 15mila euro di multa.

Sul provvedimento nulla da eccepire, anzi: già a caldo lo stesso Mihajlovic aveva ammesso di aver mandato a quel paese Fourneau, l’arbitro di Roma. Ma da quel momento era partito un monologo senza possibilità di contraddittorio, in stile ’si faccia una domanda e si dia una risposta’ di marzulliana memoria, prima di tutto contro i troppi cartellini gialli e rossi sventolati dai fischietti verso la giovane rosa rossoblù: "Sono esploso perché siamo la squadra più ammonita, probabilmente è più facile ammonire un ragazzino che uno affermato".

Era solo il primo tempo dello sfogo, facilmente supportabile dai dati: il Bologna ha preso finora 93 ammonizioni totali (3 hanno portato a espulsione) e 4 rossi diretti. Tanti, troppi per una squadra che non picchia e che non ha certo nel mestiere un suo punto di forza, anzi: il gioco è propositivo, l’ostruzionismo un caso individuale e mai una regola. Anche senza leggere i numeri con occhi tifosi, in effetti la discrepanza tra l’elenco dei cattivi e quello che si vede sul campo è abbastanza netta.

Mihajlovic è uomo di calcio da sempre, sa come funzionano certe dinamiche e negli anni ha anche affinato la comunicazione, usando correttamente parole per capire le quali anche qualche italiano deve andare a prendere un dizionario (vedi la ’resilienza’ che è diventato un suo slogan). Quindi è chiaro che la scelta di schierarsi pubblicamente in modo così plateale non risponde solo alla rabbia del momento.

Al massimo segue il profilo del carattere di un uomo che ha attraversato la guerra nella ex Jugoslavia vedendo gli amici diventare nemici che ti sparavano, e poi da un anno lotta contro la leucemia: figurarsi se uno che ha vissuto certe esperienze si fa problemi nel prendere una posizione scomoda, a maggior ragione quando l’indole personale è già quella del capobranco che non resta mai allineato e che ha ormai dimenticato i fronzoli nel dire le cose.

Domenica il Bologna gioca a Parma, e lo farà ancora con tanti giovani e giovanissimi in campo.

Conoscendo Mihajlovic, di sicuro le sue parole erano mirate soprattutto a proteggere loro. Se avranno centrato nel segno, al di là dell’audience del momento, lo diranno solo le prossime giornate. Finora la squadra viaggia alla media di 3 cartellini gialli a partita. Il biglietto per l’Eurostar ormai è quasi sfumato, ma se nelle ultime sette giornate la media dei cartoncini colorati dovesse abbassarsi, allora Sinisa avrà segnato l’ennesima punizione della sua carriera.